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Fondo salva-stati, sì della Corte tedesca

BERLINO
— Segnali contrastanti per l’Eurozona e per l’Italia, il giorno dopo il vertice Merkel-Renzi. Gli euroscettici tedeschi, nel pieno della campagna elettorale per le europee in cui puntano a un successo, hanno incassato una secca sconfitta con il sì definitivo del BundesVerfassungsGericht, la Corte costituzionale federale, allo Esm, il meccanismo permanente di stabilità dell’eurozona. Ma nelle stesse ore arrivavano due cattive notizie per l’Italia. La prima, la più importante, il giudizio dell’agenzia di rating Moody’s, secondo cui tra deboli prospettive di crescita — e in assenza di riforme strutturali — il rating dell’Italia «e di altri paesi periferici» dell’area della moneta unica probabilmente rimarrà nella parte più bassa dei rating, perché «restano persistenti sfide di carattere strutturale che abbassano le prospettive dell’economia italiana». Giudizio che non promette certo il meglio per lo spread tra titoli sovrani tedeschi e italiani. E l’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) avvertiva nel rapporto annuale che il reddito medio delle famiglie nel nostro paese è diminuito di circa 2400 euro dal 2007 al 2012, «uno dei cali più significativi nell’intera eurozona».
La sentenza di Karlsruhe era attesa con nervosismo, specie dopo la recente delibera che ha chiesto alla Corte europea di giustizia un verdetto sulle Omt (Outright monetary transactions), cioè la possibilità introdotta dal presidente della Banca centrale europea (Bce), Mario Draghi, di operare acquisti in quantità illimitata di titoli sovrani dei paesi in difficoltà per stabilizzare i loro conti e quindi l’euro.
Quella sentenza conteneva pesanti riserve sulla conformità delle Omt rispetto al Grundgesetz, la Costituzione tedesca. La decisione di ieri — salutata dal
ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, come un passo che «rafforza la credibilità e genera fiducia» — è invece piuttosto a favore degli europeisti. Rigetta definitivamente il ricorso presentato da oltre diecimila cittadini tedeschi (partiti euroscettici, associazioni, privati cittadini) secondo cui lo Esm lederebbe la sovranità del Bundestag. È la seconda volta che la Corte si pronuncia in materia, dopo il primo sì del settembre scorso. Ieri ha ribadito che «l’autonomia di bilancio del Parlamento federale
tedesco è sufficientemente salvaguardata ». I giudici però hanno ripetuto la loro riserva di allora: lo Esm dispone di una dotazione di circa 700 miliardi di euro, di cui 190 sono forniti dai contribuenti tedeschi. Qualsiasi aumento della dotazione dovrà essere approvato ogni volta dal Bundestag.
Su questo sfondo, arriva il proclama- shock di Moody’s. La situazione dell’eurozona nel suo complesso è nettamente migliorata e lascia spazio a interventi selettivi sui rating di alcuni paesi del nocciolo duro, ma è da escludere che analoghi provvedimenti possano essere presi a beneficio dei paesi periferici. Ciò a causa (si parla anche dell’Italia, è palese) «degli elevati livelli di debito sovrano, di una crescita modesta e di un lento progresso sul terreno delle riforme strutturali e istituzionali, oltre che del persistente rischio di un peggioramento delle condizioni». Ciò riduce lo spazio per revisioni al rialzo del rating. L’outlook per l’Italia resterà stabile, ma il rating «probabilmente rimarrà nel prossimo futuro nella fascia più bassa di investment grade». Il documento dell’agenzia di rating anglosassone afferma che il profilo del credito nel nostro Paese permane «limitato da persistenti sfide di carattere strutturale, dalla bassa produttività alla rigidità del mercato del lavoro, all’elevata pressione fiscale, che abbassano le prospettive di crescita dell’Italia». La quale «rimane indietro su diversi punti, in particolare sulle riforme del mercato del lavoro».

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