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Fondo salva Stati per i bond e integrazione bancaria europea

LOS CABOS — I Grandi della Terra si impegnano a sostenere la crescita e l’occupazione, che sono — dicono — le priorità del mondo. In questo quadro i paesi dell’eurozona faranno la loro parte adottando «tutte le misure necessarie per salvaguardare l’integrità e la stabilità della zona euro» e «per spezzare il circolo vizioso tra i debiti sovrani e le banche». Al termine di un vertice che ha messo al centro del dibattito la crisi dell’Europa, il comunicato finale rilancia la volontà degli interessati a risolverla. L’interrogativo è se basterà tale risoluzione a convincere i mercati dove è ancora forte la spinta di chi scommette sul declino della moneta unica. La due giorni di riunioni a Los Cabos, la cittadina nella punta estrema della Bassa California in Messico in cui si sono ritrovati i leader, capi di Stato e di governo, dei Venti paesi più ricchi della terra, lascia in sospeso la risposta. I leader del G20 sono a favore della volontà europea di integrare maggiormente il sistema bancario e di utilizzare il fondo salva Stati per combattere la speculazione e arginare lo spread.
Perché al di là del comunicato finale sono emerse frizioni tra i paesi del Vecchio continente ed il resto del mondo e perché non sono mancate rigidità anche all’interno dell’eurozona con la cancelliera Angela Merkel contraria a concedere sconti alla Grecia dopo il voto che ha segnato la vittoria del partito europeista. Merkel ha ieri confermato anche le sue posizioni in materia di rigore e crescita: a Los Cabos ci siamo impegnati a «risolvere la crisi del debito attraverso una combinazione di misure di consolidamento fiscale e a sostegno della crescita» e a «rafforzare la cooperazione europea», ha detto la cancelliera sottolineando che sulla questione c’è stato consenso «unanime» e che le discussioni sono state animate da «spirito di cameraderie». «Serve più Europa e i mercati si aspettano che ci muoviamo insieme» ha aggiunto spiegando che la comunità globale vuole che tali sforzi «abbiano successo». Merkel ha però sottolineato che ci sono state discussioni sulla crescita e sulla supervisione bancaria europea: «La crescita non è solo una questione di soldi. Il compito ora è assicurare che le risorse a disposizione siano usate in modo efficiente». In ogni caso, dice il comunicato finale «quei Paesi che hanno sufficiente margine di manovra di bilancio sono pronti a coordinare e realizzare misure fiscali discrezionali a sostegno della domanda interna». Ma è anche al problema della fragilità del sistema finanziario e bancario, coinvolto dalla crisi dei debiti sovrani, e alla misure che Bruxelles sta studiando per metterlo in sicurezza che i leader del mondo guardano quando affermano, nel comunicato finale, di voler «sostenere l’intenzione dell’Europa di considerare misure concrete verso un’ architettura finanziaria più integrata». E cioè in particolare di uno schema di «sorveglianza bancaria, gestione dei fallimenti, ricapitalizzazione e assicurazione dei depositi». Ma c’è anche spazio per la crisi greca nel comunicato del summit dei Grandi: «Confidiamo di vedere l’area euro lavorare in partnership con il prossimo governo greco per assicurare che rimangano nel percorso di riforma e sostenibilità all’interno dell’area euro».
Insomma a Los Cabos si è parlato prevalentemente della moneta unica, anche se ci sono anche altri problemi e ostacoli alla crescita, come hanno osservato con puntiglio ed anche con molta decisione alcuni leader europei. Ma il tema degli squilibri globali, tanto per dire il più grosso, è rimasto sullo sfondo. C’è stato pure un giallo: l’annullamento del vertice serale lunedì sera tra il presidente degli Usa, Barack Obama, il presidente francese Francois Hollande, il premier spagnolo Mariano Rajoy, il presidente del Consiglio Mario Monti e la cancelliera tedesca Merkel. Ma poi si è chiarito, come ha riferito Monti, che è stato Obama a suggerirlo dopo una lunga cena monopolizzata dalle discussioni sulla crisi del Vecchio continente. E che comunque la riunione c’è stata ieri, seppure molto rapida, al termine del vertice.
A chiedere all’Europa di agire rapidamente ieri è stato anche il presidente francese, François Hollande il quale guardando ai mercati che ieri hanno vissuto una giornata di tregua dalle tensioni forse proprio in attesa degli esiti del G20, ha affermato che «non è accettabile che Spagna e Italia siano costretti a prendere a prestito denaro a tassi che arrivano fino al 7%». Occorre «che le decisioni politiche siano più rapide dell’incertezza» ha detto. Ieri poi il Fondo monetario ha annunciato che le risorse destinate al Firewall anti-crisi che si dovrebbe accompagnare a quello europeo, ammonterà a 456 miliardi di dollari contro i 430 previsti inizialmente. E ciò perché hanno quantificato il loro impegno la Cina, che apporterà 43 miliardi, il Brasile, l’India e la Russia che metteranno 10 miliardi a testa.

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