Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Fondo salva-risparmio un tesoro da1,4 miliardi ma zero risarcimenti

C’è quasi un decimo di punto di Pil parcheggiato nel freezer del Tesoro. Ben 1,4 miliardi di euro messi da parte dal 2008 con uno scopo ben preciso: indennizzare le vittime di frodi finanziarie, come previsto da una norma del 2005 che ha istituito un fondo ad hoc. Da quando ha cominciato ad incamerare le risorse, però, il fondo non è mai stato operativo e i risparmiatori ristorati sono stati pari a zero.
Da dove arrivano questi soldi? Bisogna tornare alla Finanziaria 2006 del governo Berlusconi. Quella che ha introdotto la misura che obbliga le banche a versare allo Stato i proventi dei cosiddetti rapporti dormienti. Conti, libretti di risparmio e polizze non movimentate per dieci anni e che finiscono nelle casse pubbliche. In meno di un decennio lo Stato ha incassato così circa 2 miliardi di euro.
L’intento, a dispetto delle apparenze, era più che lodevole. I soldi, fino a quel momento trattenuti dalle banche, hanno cominciato così ad essere destinati a un «Fondo – dice la legge – con il fine di indennizzare i risparmiatori che, rimasti vittime di frodi finanziarie, abbiano subito un danno ingiusto, non altrimenti risarcito». Eppure nessuno, fino ad oggi, ha mai visto un euro.
Non che i possibili utilizzatori manchino all’appello. Sono migliaia i cittadini che hanno visto azzerati i propri risparmi dalle ultime crisi bancarie, non sempre riuscendo a ottenere un sostegno pubblico per recuperare quanto perso. Non a caso, le associazioni di risparmiatori che hanno manifestato davanti a Montecitorio la scorsa settimana hanno chiesto alle istituzioni proprio l’attivazione del Fondo.
C’è la legge, ci sono i beneficiari e – una volta tanto – ci sono le risorse. Cosa manca? Rispondendo a un’interpellanza urgente del Movimento 5 Stelle, il governo ha spiegato che i criteri, i tempi e le modalità con cui stabilire l’utilizzo dei fondi sono subordinati «al previo accertamento delle risorse del Fondo stesso dei conti dormienti, il cui aumentare è via via soggetto alla decurtazione degli importi da rimborsare agli aventi diritto dei conti dormienti che ne abbiano fatto richiesta entro i termini della prescrizione legale di durata decennale ». Tradotto: quei soldi servono prima di tutto per rimborsare i proprietari dei conti correnti che, entro dieci anni dal versamento allo Stato, rivendichino le proprie somme. Correntisti distratti o familiari che hanno scoperto tardi l’esistenza di un conto intestato a un familiare e non dichiarato in eredità. Solo a quel punto sarà possibile sapere quanti soldi saranno “spendibili” per il Fondo anti frodi.
Fonti del Mef e della Consap, la controllata del Tesoro incaricata di gestire le pratiche di rimborso, confermano questa impostazione: i soldi si potranno “scongelare” soltanto dopo 10 anni, scaduti i termini della prescrizione per i titolari dei conti dormienti. E non tutti insieme. Per intendersi, la quota finita nelle casse pubbliche nel 2008, la prima – circa 600 milioni di euro -, sarà disponibile dal 1 gennaio 2019. Quella devoluta nel 2009, dal 1 gennaio 2020 e così via.
Un approccio prudente – si spiega sempre dalla Consap – per essere certi di avere sempre risorse sufficienti per restituire ai legittimi proprietari le somme temporaneamente sottratte. La cautela però rischia di rivelarsi persino eccessiva. Dal 2008 ad oggi lo Stato ha rimborsato solo 223 milioni di euro sui 2 miliardi incassati e al 31 dicembre 2016, certifica la Corte dei Conti nella sua relazione sul Rendiconto Generale, il fondo «presenta una giacenza pari a 1,4 miliardi di euro ». In altre parole, ogni anno entrano molti più soldi di quanti ne vengano restituiti. E il cuscinetto del Tesoro per assicurare i rimborsi, negli anni, è diventato un piccolo tesoretto.
I soldi quindi ci sono ma il governo non intende toccarli. Anche perché manca un regolamento che disciplini con chiarezza come e a chi destinare le risorse. Una prima bozza, elaborata nel 2007, è stata bloccata nello stesso anno dal Consiglio di Stato, che ha invitato il governo a procedere a una riscrittura.
Dieci anni dopo, del nuovo testo ancora non c’è traccia. Anche il Fondo anti frodi, nel suo piccolo, è diventato dormiente.

Flavio Bini

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

«La priorità oggi è la definizione di un piano concreto e coraggioso per fruire dei fondi dedicat...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Sempre più al centro degli interessi della politica, ora la Banca Popolare di Bari finisce uf...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il post-Covid come uno spartiacque. Le aspettative dei 340 investitori che hanno partecipato alla di...

Oggi sulla stampa