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Fondo salva imprese, pronte le garanzie per gli investitori

Il comando sarà dei soci che investiranno senza garanzia dello Stato, concessa peraltro a titolo oneroso. La bozza del provvedimento che lancia la società pubblica per la ristrutturazione d’imprese in crisi è pronta per la firma della presidenza del Consiglio. In tutto sono 10 articoli del decreto che rappresenta l’ultimo passaggio normativo per realizzare quanto previsto dalla legge del 24 marzo scorso. 
Proprio sulla base del loro contenuto sono in corso di raccolta le adesioni degli investitori privati italiani e internazionali che affiancheranno la parte pubblica, rappresentata sia da Cassa depositi e prestiti sia dall’Inail. Il decreto in arrivo regolamenta un aspetto particolarmente delicato: la garanzia dello Stato per il capitale della società sottoscritto da «investitori istituzionali e professionali, compresi gli enti previdenziali in quota minoritaria, che adottano politiche d’investimento prudenziali di lungo termine, caratterizzate da bassi profili di rischio». Investitori che si affiancheranno a quelli senza garanzia. L’obiettivo della società di turnaround, è scritto nel provvedimento, è «di consentire alle imprese caratterizzate da adeguate prospettive industriali e di mercato di superare temporanei squilibri patrimoniali o finanziari, riconducibili all’attuale fase congiunturale dei mercati».
La garanzia verrà concessa a condizione che lo statuto preveda cinque punti. Prima di tutto che almeno il 30% del capitale venga sottoscritto da investitori privati non garantiti e che le delibere su investimenti, finanziamenti, nomine di soggetti cui sono attribuiti poteri gestionali di livello apicale richiedano la maggioranza dei componenti degli organi sociali designati dagli azionisti che non si avvalgono della garanzia dello Stato. Poi dovranno essere definiti conflitti d’interesse, completa imparzialità e indipendenza dei vertici rispetto agli investitori, requisiti adeguati di professionalità e onorabilità.
La garanzia dello Stato, secondo quanto prevede l’articolo 1, copre l’80% della differenza tra il capitale versato e quanto ricevuto nel caso di liquidazione della società, esclusi dividendi e altre somme distribuite. La società, stabilisce l’articolo 3, è impegnata ad esercitare «la propria attività secondo i principi propri degli investitori privati di mercato», mentre la garanzia dello Stato, secondo l’articolo 5, «è concessa a titolo oneroso». Il valore è ancorato al rendimento del Btp decennale maggiorato di uno spread (calcolato sull’80% del capitale versato), più quote variabili annuali, calcolate nella misura del 60% dei dividendi, e definite quando la società verrà liquidata.

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