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Fondo salute bloccato e costi in aumento Regioni senza sbocchi: “Inutili ticket più cari”

Una carta che nessuno vuol giocare. Perché è impopolare, faticosa da applicare e soprattutto non farebbe incassare abbastanza soldi. Le Regioni protestano, su tutti il Veneto di Luca Zaia annuncia che impugnerà la decisioni. Ma anche i più critici escludono l’aumento del ticket e lavorano facendo spending review a livello locale – limando i costi dell’attività degli ospedali e di quelle territoriali, centralizzando gli acquisti – ma anche trattando a Roma. Non è ancora chiusa infatti la partita per i finanziamenti statali alla sanità del futuro. Certo, il fondo è quello, 111 miliardi di euro per il 2016 cioè almeno due miliardi e mezzo in meno di quanto era atteso, ma su alcune voci di spesa c’è ancora da discutere.
Un esempio? La farmaceutica. Sono già arrivati sul mercato molti medicinali innovativi come quelli per l’epatite C e altri sono attesi nei prossimi anni. Bisogna capire quali costi ricadranno sulle Regioni e quali saranno sostenuti dall’industria farmaceutica attraverso il sistema del payback. E’ solo una stima, ma si parla di 3 miliardi di spesa per le molecole nuove in arrivo nei prossimi anni. Una botta del genere vanificherebbe l’incremento del fondo.
Il lavoro adesso è dunque sulla riduzione della spesa più che sulle entrate delle tasse, anche Irpef e Irap che sono già ai massimi nelle realtà regionali in difficoltà economiche. Se si guarda ai ticket, poi, la sanità italiana è uno spezzatino. Ogni Regione ha il suo sistema. I punti di partenza sono i 36,15 euro per la specialistica (visite ed esami) e i 10 euro aggiuntivi introdotti nel 2011, poi nel tempo ogni realtà locale ha modificato il meccanismo per far contribuire i cittadini. Il tutto per un incasso totale di appena 3 miliardi di euro l’anno, condizionato dal fatto che in Italia il 70% di chi si rivolge al sistema sanitario è esente. La maggior parte dei pazienti non paga e se si alzano le tasse sulle prestazioni sanitarie finirà che chi invece è tenuto a versare il ticket si rivolgerà sempre più al privato, e nelle casse regionali non entrerebbero soldi. Nessuna delle Regioni in piano di rientro ha intenzione di utilizzare questa leva, lo escludono ad esempio Piemonte, Puglia e Sicilia. L’unica che interverrà è il Lazio, ma non con l’idea di aumentare bensì per riformare tutto il sistema. «Non vogliamo assolutamente incrementare il ticket – dice l’assessore alla Sanità siciliana Baldo Gucciardi – Lavoreremo su altre leve per ridurre la spesa. Ad esempio centralizzeremo gli acquisti. Questa misura presto sarà obbligatoria». Nella legge di Stabilità c’è scritto che dal primo gennaio 2016 le Asl non potranno più fare gare. Sarà obbligatorio affidarsi a centrali uniche, come fanno già ad esmepio Toscana, Emilia e Veneto, oppure appoggiarsi alla Consip.
«Noi probabilmente usciremo dal piano di rientro – dice l’assessore alla Sanità del Piemonte Antonio Saitta – Per il 2016 non dovremmo avere difficoltà, il problema è la prospettiva, il futuro”». Il fondo sanitario nazionale quest’anno è andato a 111 miliardi dopo i 109,7 dell’anno scorso. Il punto è che nel 2017 le Regioni avranno 3,9 miliardi di tagli che nel 2018 e 2019 saliranno a 5,4. Non è chiaro se quelle riduzioni peseranno sul fondo, bloccando gli incrementi oppure no. Si deciderà tutto entro gennaio 2017 ma abbassare il finanziamento a tutta la Regione incide comunque, indirettamente o direttamente, sulla sanità.
Nelle incognite del futuro rientra, come detto, la spesa farmaceutica che è destinata a lievitare. Già quest’anno le Regioni dovranno ripianare parte di quella ospedaliera. «Se non interveniamo bene in questo campo rischia di finire tutto fuori giri », dice in modo eloquente il responsabile degli assessori alla Salute nella conferenza delle Regioni, l’emiliano Sergio Venturi. Ma un’altra voce che farà spendere è quella dei nuovi Lea, i livelli essenziali di assistenza. Approvarli vuol dire un costo di 800-900 milioni di euro. Poi c’è il piano vaccini, del quale tanto si è discusso in questi giorni. Per farlo entrare in vigore ci vogliono circa 300 milioni. E infine c’è la partita del rinnovo dei contratti dei professionisti della sanità, per i quali fino ad ora sono stati stanziati 300 milioni. Ci vorranno molti più soldi e le Regioni sperano di tenere questa voce di spesa fuori dal fondo sanitario. «Con tutte queste incognite non siamo in grado di dire al momento se questi 111 miliardi di fondo ci vanno bene o meno », è la conclusione di Venturi.
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