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Fondo Pmi, senza nuove regole soldi in cassa finiti tra 15 giorni

ROMA

La macchina organizzativa delle garanzie statali è inciampata finora in diversi ostacoli, compresi i rallentamenti di alcune banche messi in rilievo direttamente dai ministri dell’Economia e dello Sviluppo. Eppure, nonostante le lentezze e il divario tra le erogazioni e le richieste, per l’operazione affidata al Fondo centrale per le Pmi è già scattato il conto alla rovescia: al massimo tra due settimane le risorse saranno finite. Si è arrivati a domande per oltre 850 milioni al giorno, per quasi la metà relative alle garanzie al 100%. Di fronte a questi ritmi il titolare dell’Economia Roberto Gualtieri ha prospettato ieri un nuovo scostamento di bilancio per aumentare la dote, ma intanto sono in corso discussioni tra il gestore Mediocredito Centrale, il Consiglio di gestione del Fondo e i ministeri coinvolti per ridurre le percentuali di accantonamento dei fondi pubblici. Solo così si libererebbero subito risorse per evitare che le banche si trovino costrette a fermare tutte le istanze in sospeso o in arrivo.

Il Consiglio di gestione del Fondo, sulla base del trend attuale delle domande, ha fornito al Mise un calcolo delle risorse ancora disponibili e una stima del fabbisogno, indicando intorno al 20-25 giugno la data di prosciugamento del plafond rappresentato dagli stanziamenti del governo (in totale 5,8 miliardi) più i residui. Il bilancio di ieri segnalava in totale 576.238 richieste pervenute dal 17 marzo, cioè dall’entrata in vigore del Dl Cura Italia, per un importo superiore a 28 miliardi. Largamente prevalenti le domande per finanziamenti fino a 25mila euro garantiti al 100%: 522.346 pratiche per un importo di 10,6 miliardi. Allo stato attuale però, considerando le risorse disponibili, secondo le previsioni dei tecnici ci si potrebbe fermare tra 40 e 50 miliardi, al massimo la metà dei 100 miliardi che aveva preannunciato il governo.

Il divario tra le promesse e la realtà va collegato in primo luogo alle percentuali di risorse, rispetto al finanziamento garantito, che il Fondo è chiamato ad accantonare a copertura del rischio di insolvenza. Percentuali più alte di quanto ottimisticamente i ministri avevano preventivato. Per le operazioni fino a 25mila euro, garantite al 100%, si tratta del 30,2% (in pratica 1 euro accantonato ne garantisce solo 3). Soltanto per le altre tipologie di operazioni, che presentano una copertura media dell’82% la percentuale di accantonamento è invece dell’8% circa (1 euro ne garantisce circa 12).

Nell’ultimo mese le operazioni arrivate quotidianamente al Fondo sono state in media 20-21mila, anche se nei giorni scorsi c’è stato un rallentamento dovuto alle incertezze relative alle correzioni al Dl liquidità intervenute in Parlamento e all’attesa dei nuovi moduli. Modifiche che hanno tra l’altro portato il limite dei finanziamenti garantibili al 100% da 25mila a 30mila euro, innalzando ulteriormente le proiezioni. Sono a questo punto tre gli scenari di fabbisogno per il 2020 prospettati dal consiglio di gestione al Mise in base alle previsioni di domanda: 12 miliardi (con 10-11mila domande al giorno), 15 miliardi o addirittura 19. Sembra impensabile uno stanziamento di tali dimensioni. Per questo è in corso un confronto sull’opportunità di abbassare le percentuali di accantonamento in attesa di un prossimo rifinanziamento. Alcuni esempi: nel caso dei prestiti fino a 25mila (ora 30mila euro) per garantire 10,6 miliardi, accantonando il 30,2%, bisogna impiegare 3,2 miliardi. Riducendo la percentuale al 20% si libererebbero 1,1 miliardi, al 10% invece 2,2 miliardi capaci di garantire oltre 20 miliardi di finanziamenti. Si tratterebbe comunque di ossigeno per poche ulteriori settimane, un mese al massimo.

In vista della possibile revisione degli accantonamenti, gli esperti del Fondo in questi giorni stanno ripassando in rassegna la rischiosità del portafoglio attuale, considerando anche l’effettivo fatturato delle imprese garantite, più alto delle prime ipotesi, il tasso di insolvenza reale e quindi la loro capacità di rimborso. Valutare quanto mettere a rischio le risorse pubbliche è diventato ora il punto centrale.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Carmine Fotina

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