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Fondo Pmi con accesso semplificato

Un cantiere sempre aperto per far fronte al ritmo delle domande delle imprese in continua crescita mentre si contraggono gli impieghi bancari. Per il sistema di garanzia del credito si preannuncia un nuovo riassetto, con lo scopo di rafforzare i confidi e di snellire le procedure di accesso al Fondo centrale Pmi. Sul tavolo, inoltre, resta l’idea di aprire il Fondo anche a nuovi intermediari oltre alle banche, in particolare assicurazioni e società per la cartolarizzazione dei crediti, organismi di investimento collettivo del risparmio.
Criteri di accesso
In 7 anni, dal 2006 al 2013, l’incidenza dei finanziamenti garantiti dal Fondo centrale rispetto al totale dei prestiti erogati a “società non finanziarie” è cresciuto dallo 0,23% all’1,33 per cento. E nei primi sette mesi del 2014 sono state accolte oltre 52mila operazioni, a fronte delle poco meno di 50mila che venivano registrate nell’intero 2010. Domande in vertiginosa ascesa a fronte di un sistema che presenta qualche crepa in termini di efficienza e procedure. Anche in quest’ottica sta per essere emanato il decreto ministeriale dello Sviluppo economico che, in attuazione di una norma del decreto “del fare”, prevede che la valutazione del merito creditizio delle imprese, ai fini dell’accesso alla garanzia del Fondo, sia affidato direttamente al soggetto finanziatore. In sostanza, si va verso il superamento dell’attuale sistema di “credit scoring” affidato al Gestore del Fondo (un raggruppamento di istituti di credito che ha come mandataria Mediocredito Centrale).
Significa che sarà ogni singola banca chiamata a erogare il finanziamento a misurare la probabilità di inadempimento dell’impresa, in base alla quale saranno stabilite le misure massime della copertura del Fondo. Il vantaggio? Il ministero dello Sviluppo economico si aspetta un evidente snellimento delle procedure per il rilascio della garanzia e un livello più preciso di valutazione della rischiosità delle imprese. Ma non manca qualche controindicazione. Ad esempio, le banche che non dispongono di sistemi interni di rating dovrebbero ricorrere a delle agenzie esterne di valutazione del merito per determinare la probabilità di default dell’impresa: un aspetto che andrà verificato con attenzione per non vanificare l’efficacia dell’operazione di restyling.
Confidi
Sta per entrare nella fase decisiva anche il rafforzamento dei Confidi, che insieme alle banche rappresentano l’altro pilastro del sistema di garanzia. La Stabilità dello scorso anno aveva previsto una dote di 225 milioni a valere sulle disponibilità del Fondo proprio per potenziare l’attività di questo particolare tipo di consorzi: il ministero dello Sviluppo ha adesso elaborato e trasmesso al Tesoro una modalità di attuazione della norma. L’obiettivo è distribuire le risorse su tre linee di intervento: la fetta maggiore andrebbe al rafforzamento patrimoniale dei confidi vigilati mediante un contributo in conto capitale; il resto è destinato alle operazioni di fusione finalizzate all’iscrizione nell’albo degli intermediari vigilati e ai confidi che stipulano contratti di rete (con garanzie erogate che in tutto devono essere di almeno 150 milioni).
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