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Fondo perduto (e semplificato)

Contributo erogato in forma semplificata e con il principio del conguaglio rispetto ai pagamenti precedenti. Restano fuori dalla nuova tornata coloro che non hanno presentato l’istanza senza che possano recuperare la quota perduta, nonché , da un punto di vista soggettivo, nuovamente i professionisti ordinistici. Sono questi alcuni aspetti che meritano di essere approfonditi alla luce delle disposizioni approvate dal governo con il dl n. 137 del 2020 (il cosiddetto decreto ristori, pubblicato sulla G.U. n. 269 del 28 ottobre 2020). Uno dei punti centrali del ristoro previsto dall’art. 1 del decreto è rappresentato dalle peculiari modalità di calcolo (si veda ItaliaOggi del 27 ottobre scorso). La disposizione è normativamente descritta al comma 7 dell’articolo 1 e suddivide la platea degli operatori interessati in tre categorie.

Le categorie. La prima è rappresentata da coloro che hanno già beneficiato del contributo a fondo perduto ex art. 25, dl 34/2020 e non sono stati tenuti alla restituzione di quanto a suo tempo ricevuto; fermo restando che l’ambito soggettivo oggi risulta essere differente (e per taluni versi più ridotto) rispetto al contributo a fondo perduto previsto dal decreto rilancio, per verificare la spettanza e l’ammontare del ristoro ora spettante per i soggetti ricadenti in questo insieme, si dovrà preliminarmente verificare che il proprio codice Ateco sia incluso tra quelli dell’allegato 1 di cui al decreto n. 137/2020 (per es.: codice Ateco 56.10.30. «gelaterie e pasticcerie», si veda tabella in pagina). In corrispondenza dello stesso, è indicata la percentuale del ristoro spettante (per il codice Ateco prima indicato, la stessa è pari al 150%): questa percentuale va applicata al contributo già percepito (si supponga nel caso di specie, che lo stesso sia pari a euro 2 mila), per ottenere la misura del ristoro (quindi euro 2 mila x 150% = euro 3 mila) che verrà direttamente accreditata sul conto corrente del beneficiario, senza che questi debba presentare alcuna ulteriore istanza. Tale meccanismo di calcolo è previsto dal comma 7 dell’art.1 del dl 137/2020 in cui si stabilisce che per questi soggetti, l’ammontare del ristoro è una quota (nell’esempio fatto, per l’appunto pari al 150% di quanto già ottenuto) del contributo di cui all’art. 25 del decreto rilancio. È inoltre indubbio che costituisce una notevole semplificazione, il fatto che gli operatori economici ricadenti in questa categoria, non debbano attivarsi per ottenere il ristoro.

Chi non ha presentato la domanda. La disposizione contempla anche una seconda fattispecie di soggetti, rappresentata da coloro che non hanno inoltrato entro i termini previsti del 13 agosto 2020, l’istanza per l’ottenimento del contributo a fondo perduto ex art. 25, dl 34/2020, avendone i requisiti (soglia di ricavi e compensi del 2019 non superiore ai 5 milioni di euro e fatturato o corrispettivi di aprile 2020 inferiore rispetto ai 2/3 delle medesime grandezze per aprile 2019). Questa opportunità è però concessa solo a coloro che oltre ai requisiti appena richiamati, hanno un codice di attività prevalente Ateco che ricade tra quelli elencati nell’allegato 1 del decreto. In questa ipotesi sarà necessario presentare istanza per l’ottenimento del contributo a fondo perduto ex art. 25, dl 34/2020, utilizzando per i conteggi dello stesso, le regole previste dai commi 4 e 5 del medesimo articolo: in sostanza, si provvederà ora a conteggiare quanto allora si sarebbe potuto richiedere. Per come è formulato il comma 7 dell’art. 1 del dl 137/2020, questo meccanismo non sembra essere una sorta di remissione in termini per coloro che non hanno presentato l’istanza entro la scadenza originaria, quanto piuttosto serve per parametrare il ristoro ora spettante. Volendo riprendere l’esempio precedente, si supponga che un soggetto con codice Ateco 56.10.30 non abbia presentato l’istanza di contributo a fondo perduto entro il 13 agosto scorso. Ora, in presenza di tutti i requisiti prima ricordati potrà ottenere un ristoro che è pari al 150% del contributo figurativo a cui avrebbe avuto diritto con l’istanza (es.: contributo conteggiato pari a euro 2 mila; ristoro spettante 2 mila x 150% = euro 3 mila), senza però poter incassare il contributo originariamente previsto dall’art. 25, dl 34/2020. In ogni caso, un siffatto contribuente è oggi tenuto a presentare l’istanza perché, a differenza di quelli ricadenti nella precedente categoria, deve comunicare la sussistenza dei requisiti per l’accesso all’agevolazione.

Sopra i 5 milioni di euro. Un’ultima tipologia di soggetti (che rappresenta una novità rispetto alla platea di coloro che erano ammessi al contributo a fondo perduto del decreto rilancio) è rappresentata dagli operatori con codice Ateco incluso in allegato 1 al decreto Ristoro che hanno nel 2019 un fatturato o dei corrispettivi per un ammontare complessivo a 5 milioni di euro. In questi casi, il comma 7 dell’art. 1 del decreto stabilisce che il ristoro a loro spettante è calcolato applicando alla riduzione del fatturato aprile 2020-aprile 2019 (sempre nel rispetto minimo dello scarto di 1/3) il coefficiente del comma 5, lett. c) dell’art. 25 del dl 34/2020, vale a dire il 10%.

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