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Fondo perduto, per le partite Iva gli aiuti arrivano a 23 miliardi

Nel giorno in cui prende forma la strategia di uscita progressiva dalla vita sociale a scartamento ridotto imposta dalla pandemia, il governo arriva alla stretta finale sul decreto sostegni-bis. Il provvedimento potrebbe arrivare finalmente in consiglio dei ministri domani, a meno di ulteriori incognite dell’ultima ora che potrebbero far slittare nuovamente il tutto; non oltre giovedì, secondo il Governo. Sempre in settimana si attende il nuovo giro di nomine delle società pubbliche, dalla Rai a Cdp passando per le Ferrovie, mentre si torna a spingere anche sul Dl semplificazioni, con l’obiettivo di rispettare il cronoprogramma inviato alla Ue che ne prevede l’approvazione entro giovedì.

Sul bis del decreto sostegni le ultime trattative nella maggioranza si concentrano sugli incentivi fiscali alle aggregazioni bancarie e sul pacchetto Alitalia da far digerire all’Antitrust comunitario. Mentre l’impianto dei nuovi aiuti a fondo perduto appare ormai definito con le tre mosse rappresentate dalla replica degli assegni prodotti dal decreto di marzo, dall’integrazione per tener conto delle chiusure dei primi tre mesi 2021 e dal possibile conguaglio di fine anno misurato in base agli effetti della crisi sulla redditività e non più sul fatturato.

La nuova puntata degli aiuti a fondo perduto sarà chiamata a muovere poco più di 14 miliardi, portando a 23 il conto complessivo prodotto dai due decreti intitolati ai «sostegni» approvati dal governo Draghi. Il provvedimento di marzo aveva infatti messo a bilancio aiuti a fondo perduto per 11,1 miliardi, ma le stime aggiornate in base alle domande e ai pagamenti effettuati fin qui fermano il peso dei bonifici intorno a quota 9 miliardi. I 2 “risparmiati” saranno recuperati dal nuovo provvedimento per finanziare anche altre misure. La scansione finale dovrebbe vedere quindi 9 miliardi con gli aiuti di marzo, altrettanti per la replica, tre per l’integrazione sulle chiusure del periodo gennaio-marzo 2021 e gli ultimi due da destinare a un nuovo fondo di perequazione con cui finanziare il conguaglio di fine anno.

Sul piano pratico, come mostrano i numeri messi in fila nel grafico qui a fianco, l’architettura del fondo perduto offerto dai due decreti Draghi e misurato in base ai cali di fatturato produce un complesso di aiuti che scendono al crescere della dimensione d’impresa. Nel caso di una partita Iva da 90mila euro, che abbia visto scendere il volume d’affari di 50mila euro nel 2020 rispetto al 2019, la macchina degli aiuti offre prima di tutto due assegni da 2.500 euro. Dal momento che il calo annuo cresce a 55mila euro prendendo come riferimento il periodo 1° aprile 2020-31 marzo 2021 rispetto ai 12 mesi precedenti, il nuovo provvedimento assicurerà anche una piccola integrazione, calcolata sulla differenza di 5mila euro fra i due confronti, ridotta come al solito alla media mensile. Il risultato è 250 euro. Significa, nel complesso, un aiuto pari al 10,5% delle perdite e al 5,8% del fatturato pre-crisi. Il grafico mostra il calo degli aiuti-tipo nelle fasce dimensionali più grandi, fino al 3,5% delle perdite (1,9% del fatturato) nell’esempio calcolato per un’impresa da 9 milioni di volume d’affari.

Il confronto con il fatturato serve a dare un’idea dell’ordine di grandezza dell’intervento pubblico, ma deve considerare alcuni aspetti importanti. Le entrate da aiuti sono nette, mentre ogni euro di fatturato ha a monte dei costi di produzione e a valle delle tasse da pagare. Non solo, perché le imprese fino a 5 milioni di euro che rientravano nei codici Ateco delle attività chiuse o frenate per decreto hanno ricevuto anche i «ristori» dello scorso autunno-inverno quando il raffronto secco fra l’aprile 2020 e lo stesso mese del 2019 segnava un calo di fatturato superiore al 33%. Lo stesso parametro, va ricordato, era stato utilizzato in via generalizzata per il debutto degli assegni pubblici, con il decreto «Rilancio» del maggio 2020. Il conto deve poi considerare le altre misure pensate per supportare le attività economiche, nell’ampio novero dei costi fissi che anche nel nuovo decreto troveranno interventi per esempio sulla Tari (600 milioni per gli sconti) e, probabilmente, le bollette elettriche. Con tutti questi elementi si dovrà misurare la perequazione di fine anno.

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