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Fondo perduto a doppia chance

Vantaggio duplice dal contributo a fondo perduto «alternativo». La versione alternativa con maggiorazione, prevista per i soggetti esclusi dal precedente ristoro, consente inoltre di colmare parzialmente le problematiche legate all’equa distribuzione dei sostegni nel 2021. Questo è l’effetto della nuova formula del contributo, prevista dal cosiddetto decreto Sostegni bis, approvato dal consiglio dei ministri di giovedì scorso, che ha distinto il contributo in quattro fattispecie: standard, alternativo, alternativo maggiorato e sui dati da conto economico (si veda ItaliaOggi del 21/5/2021).

A differenza del sostegno ex articolo 1 del dl 41/2021 (il cosiddetto decreto Sostegni, la cui legge di conversione è stata pubblicata sulla G.U. del 21 maggio), infatti, il nuovo ristoro si focalizza sulla perdita di fatturato del primo trimestre 2021 e, nella formulazione «a due vie» così ridisegnata nella versione finale del Sostegni bis, riesce a raggiungere anche una doppia finalità.

La prima è quella di fungere da integrazione del primo contributo concesso ai sensi del dl 41/2021 considerando i danni economici prodotti dalle restrizioni Covid-19 dei primi tre mesi dell’anno.

Il secondo, altrettanto importante, è l’effetto ripescaggio dei contribuenti che non hanno potuto richiedere il fondo ex art 1 dl 41/2021 perché privi dei requisiti oggettivi (primo tra tutti l’assenza di contrazione del fatturato necessaria).

La formulazione approdata in consiglio dei ministri del decreto Sostegni bis, infatti, prevede un contributo a fondo perduto alternativo a quello concesso in base all’articolo 1 del dl 41/2021 con specifica maggiorazione per coloro che sono stati esclusi dal citato bonus.

La caratteristica principale del nuovo tipo di ristoro è che va a misurare la contrazione del fatturato medio mensile considerando anche i primi tre mesi del 2021. Mentre per accedere al sostegno ex dl 41/2021 i contribuenti dovevano aver riscontrato una riduzione del fatturato medio mensile 2020 almeno pari al 30% rispetto a quanto registrato nel 2019, il bonus «alternativo» monitora un arco temporale diverso.

Come stabilito al comma 8 dell’articolo 1 del decreto Sostegni bis, il nuovo bonus spetta a condizione che l’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi del periodo dal 1° aprile 2020 al 31 marzo 2021 sia inferiore almeno del 30% rispetto all’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi del periodo dal 1° aprile 2019 al 31 marzo 2020.

Le percentuali da applicare alla contrazione media mensile che determinano l’ammontare del contributo invece sono le stesse del fondo ex dl 41/2021.

Risultano, infatti, pari al:

– 60% per i soggetti con ricavi e compensi non superiori a 100 mila euro;

– 50% per i soggetti con ricavi o compensi superiori a 100 mila euro e fino a 400 mila euro;

– 40% per i soggetti con ricavi o compensi superiori a 400 mila euro e fino a 1 milione di euro;

– 30% per i soggetti con ricavi o compensi superiori a 1 milione di euro e fino a 5 milioni di euro;

– 20% per i soggetti con ricavi o compensi superiori a 5 milioni di euro e fino a 10 milioni di euro.

Va specificato che questa disposizione, definibile come «contributo alternativo normale», ha la funzione di pura integrazione del contributo standard.

Al comma 3 dell’articolo 1 del decreto in commento, viene chiaramente detto che i soggetti che, a seguito della presentazione dell’istanza per il riconoscimento del contributo di cui all’articolo 1 del decreto-legge 22 marzo 2021, n. 41, hanno beneficiato del contributo «standard», potranno ottenere solo l’eventuale maggior valore calcolato con il sostegno alternativo.

In poche parole quindi l’ammontare del contributo ex Sostegni già erogato o in fase di erogazione, sia nella modalità cash sia sotto forma di credito d’imposta, verrà scomputato da quello calcolato con il metodo alternativo e i richiedenti riceveranno solo la differenza (l’importo netto).

È importante sottolineare che anche questo contributo a conguaglio così come il ristoro standard prevede tra i requisiti soggettivi che i richiedenti non abbiano conseguito ricavi di cui all’articolo 85, comma 1, lettere a) e b), o compensi di cui all’articolo 54, comma 1, del Tuir superiori a 10 milioni di euro nell’anno 2019.

Il contributo alternativo maggiorato. A dare una marcia in più alla disposizione «bis», rispetto al decreto Sostegni, è la formula maggiorata del contributo a fondo perduto alternativo strutturata per i contribuenti che non hanno avuto accesso al primo ristoro 2021.

Si tratta fondamentalmente dei contribuenti che non raggiungevano il 30% di contrazione media mensile del fatturato o dei corrispettivi nel 2020 rispetto al 2019 ma che invece risultano danneggiati economicamente dalle restrizioni sanitarie nel primo trimestre 2021.

A «tamponare» questa discrasia interviene il decreto Sostegni bis con l’articolo 1 commi da 10 a 15.

Con il comma 10, infatti, viene concesso un ristoro ad hoc per i soggetti che non hanno beneficiato del contributo a fondo perduto di cui all’articolo 1 del decreto-legge 22 marzo 2021, n. 41.

In questo caso, non trattandosi di un conguaglio sulla precedente erogazione, al fine di raggiungere una maggiore equità nella distribuzione dei sostegni, il legislatore ha maggiorato le percentuali per calcolare l’ammontare del bonus.

Il nuovo fondo alternativo maggiorato si determinerà applicando alla contrazione media mensile del fatturato del periodo dal 1° aprile 2020 al 31 marzo 2021 rispetto a quella periodo dal 1° aprile 2019 al 31 marzo 2020 le seguenti percentuali:

a) 90% per i soggetti con ricavi e compensi non superiori a 100 mila euro;

b) 70% per i soggetti con ricavi o compensi superiori a 100 mila euro e fino a 400 mila euro;

c) 50% per i soggetti con ricavi o compensi superiori a 400 mila euro e fino a 1 milione di euro;

d) 40% per i soggetti con ricavi o compensi superiori a 1 milione di euro e fino a 5 milioni di euro;

e) 30% per i soggetti con ricavi o compensi superiori a 5 milioni di euro e fino a 10 milioni di euro.

Anche in questo caso, così come per i sostegni precedenti, per accedere al contributo a fondo perduto, la differenza di fatturato nel periodo di monitoraggio deve essere pari almeno al 30% e i richiedenti devono aver conseguito ricavi (di cui all’articolo 85, comma 1, lettere a) e b), o compensi di cui all’articolo 54, comma 1, del Tuir non superiori a 10 milioni di euro nell’anno 2019.

Va specificato anche che, così come l’alternativo in versione «normale», anche il «maggiorato» può essere richiesto con accredito su conto corrente o tramite tax credit.

L’istanza da presentare. Il comma 13 dell’articolo in commento detta fondamentalmente una sola condizione per l’invio dell’istanza per la richiesta dei contributi alternativi. La domanda può essere presentata unicamente dai richiedenti che hanno preventivamente inviato la Lipe (la liquidazione Iva periodica) relativa al primo trimestre 2021.

Sono esentati da tale obbligo i soggetti che non sono tenuti all’invio delle Lipe (es. i contribuenti forfettari).

Sembra complicarsi però la struttura della modulistica. Come indicato nel decreto, infatti, la nuova domanda dovrà contenere gli elementi da dichiarare nell’istanza al fine del rispetto delle condizioni e dei limiti previsti dalle Sezioni 3.1 «Aiuti di importo limitato» e 3.12 «Aiuti sotto forma di sostegno a costi fissi non coperti» della comunicazione della commissione europea del 19 marzo 2020 C(2020) 1863 final «Quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell’economia nell’attuale emergenza del Covid-19».

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