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Fondo perduto, aiuti alternativi fino al 4% di fatturato ma non per tutti

C’è chi incasserà il primo indennizzo per quest’anno. Chi aggiungerà una quota – grande o piccola – alle somme già ricevute. E chi invece non avrà nulla nemmeno a questo giro. Il contributo a fondo perduto “alternativo” del decreto Sostegni-bis – che può essere chiesto da lunedì 5 luglio – è una seconda possibilità che non tutti potranno cogliere. Non perché la crisi innescata dal coronavirus abbia risparmiato qualcuno, ma perché questo nuovo aiuto richiede una perdita di fatturato di almeno il 30% nell’anno “pandemico” che va dal 1° aprile 2020 al 31 marzo scorso (rispetto allo stesso periodo di un anno prima).

Ma quanto vale in concreto? Le otto simulazioni elaborate dal Sole 24 Ore del Lunedì mostrano che l’aiuto alternativo può valere dall’1 al 4,3% del fatturato dell’anno “pandemico”, per chi riesce a ottenerlo.

Per come è concepito il contributo, però, i beneficiari potrebbero già aver ricevuto una parte del denaro dalle Entrate, che dal 22 giugno scorso hanno disposto 1,77 milioni di bonifici per un totale di circa 5 miliardi di aiuti “automatici”, che replicano quelli spettanti in base al decreto Sostegni-1. In questi casi, in pratica, il contributo alternativo si riduce alla differenza.

Prendiamo il caso di una società di intermediazione di prodotti tessili, che nell’anno “solare” 2020 ha registrato un calo medio mensile di fatturato del 55% (i ricavi annui, cioè, sono scesi dai 3,24 milioni del 2019 ai 2,24 milioni dell’anno scorso). Questa società ha già ricevuto un importo automatico pari al 30% del calo mensile 2020, vale a dire 24.960 euro. Ora, se si osserva l’andamento del fatturato nell’anno “pandemico”, si vede che in questo periodo c’è stato un calo ancora più intenso: -60 per cento. Ciò permette allora di chiedere il contributo “alternativo”, sempre calcolato come il 30% della perdita media mensile di fatturato. L’importo teorico, perciò, è 30.975 euro, che corrisponde all’1,6% del fatturato registrato nell’anno pandemico. Ma di fatto l’aiuto alternativo incassato sarà solamente di 6.015 euro: al netto, in sostanza, delle somme già percepite in via automatica.

È evidente che in questa tornata di aiuti tutto (o quasi) dipende dalle differenze tra anno solare e anno pandemico.

A ricevere per intero il contributo “alternativo” sarà chi non ha avuto quello automatico. È il caso della cartolibreria, che nell’anno solare 2020 ha perso il 20% di fatturato (insufficiente ad attivare gli aiuti del Dl Sostegni-1 e gli aiuti automatici), mentre nell’anno pandemico ha registrato un calo medio mensile del 34% (che invece dà diritto all’aiuto). In questo caso, siccome il volume di ricavi è inferiore a quello della società tessile, la percentuale di ristoro è il 50%, che si traduce in un contributo “alternativo” di 5.699 euro. Da chiedere alle Entrate entro il prossimo 2 settembre e da incassare integralmente.

Il confronto tra i due periodi di riferimento potrebbe anche dare risultati opposti. In qualche (raro) caso, l’anno “pandemico” può essere stato migliore di quello solare, in termini di fatturato. È la situazione in cui ricade ad esempio l’architetto, che peraltro ha avviato l’attività a settembre del 2019 e ha subìto un impatto molto forte nel 2020. In tutte queste situazioni, il contributo alternativo non spetta e non va richiesto.

Serve dunque un’analisi attenta della situazione delle diverse imprese. Anche perché, in alcuni casi, il contributo effettivamente spettante potrebbe essere così modesto che non vale la pena richiederlo: basta vedere l’esempio del negozio di articoli sportivi, che prenderebbe 113 euro in più di quanto già ricevuto in automatico (nonostante un calo medio di fatturato del 43% nell’anno pandemico, contro il 33% dell’anno solare). Queste considerazioni, unite alla necessità di monitorare gli aiuti di Stato già percepiti, fanno sì che la domanda per il contributo alternativo non sia molto adatta al fai-da-te. Il modulo per la richiesta, in effetti, è molto più complicato di quelli precedenti, anche se i criteri di determinazione del fatturato sono sempre gli stessi.

Proprio il riferimento al fatturato è spesso criticato perché non riflette necessariamente l’entità del danno subìto da un’attività economica.

Un aiuto ancorato a un criterio diverso è il cosiddetto contributo “a conguaglio”, previsto sempre dal decreto Sostegni-bis, ma ancora in attesa del decreto del Mef (e del via libera europeo). Questo aiuto, che sarà calcolato sul peggioramento del risultato economico di esercizio del periodo d’imposta 2020, impone il controverso anticipo delle dichiarazioni redditi (oggi al 10 settembre).

La scadenza, comunque, è ancora oggetto di discussione e vari esponenti del Governo si sono già detti favorevoli a una dilazione, mentre oggi è atteso alla Camera il decreto Sostegni-bis per il via libera dell’aula.

Dopo il voto, il testo andrà al Senato, ma non cambierà più. Tra le modifiche, c’è anche il “recupero” dell’aiuto per le imprese che nel 2019 avevano ricavi superiori a 10 e fino a 15 milioni di euro.

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