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Fondo patrimoniale, rebus scioglimento

Il fondo patrimoniale può essere sciolto per volontà dei coniugi che l’hanno istituito? Occorre inoltre l’autorizzazione giudiziale? Queste domande continuano ad avere in giurisprudenza valutazioni opposte.
L’ennesimo episodio di contrasto è rappresentato dal decreto del 6 marzo 2013 del Tribunale di Milano, ove si afferma la libertà dei coniugi di provvedere allo scioglimento del fondo; e dal decreto del Tribunale dei Minorenni di Ancona del 19 marzo 2013, dove si nega in ogni caso la possibilità di sciogliere il fondo.
Il tema giuridico è se il fondo patrimoniale sia una convenzione matrimoniale modificabile e quindi cessabile, come è possibile per tutte le convenzioni matrimoniali (articolo 163 del Codice civile) oppure se dall’articolo 171 del Codice civile (cessazione del fondo patrimoniale solo in caso di annullamento o di scioglimento del matrimonio) debba desumersi un principio di non cessazione se non nei casi previsti dalla legge.
Secondo i giudici di Milano, l’articolo 171 riguarda esclusivamente le ipotesi di cessazione “legale” del fondo e ritiene perciò ammissibile la cessazione volontaria per mutuo consenso dei coniugi, pur in presenza di figli minori: revocabilità per mutuo consenso non essere limitata, poiché non vi sono previsioni di legge in tal senso e si tratterebbe di un limite che si porrebbe in contrasto con la salvaguardia della autonomia privata dei coniugi/genitori.
Pertanto, il Tribunale milanese conclude affermando che i coniugi possono formare liberamente l’atto pubblico di modifica o di risoluzione dell’atto costitutivo del fondo patrimoniale, senza necessità di autorizzazione da parte della autorità giudiziaria, pur in presenza di figli minorenni.
Per i giudici marchigiani, invece, il fondo patrimoniale non può avere termine se non nei casi di cui all’articolo 171, comma 1, del Codice civile e cioè «nei casi di cessazione ex tunc o ex nunc degli effetti civili del matrimonio. È, infatti, da ritenersi sottratta alla volontà contrattuale dei genitori la possibilità di far cessare il fondo patrimoniale, dopo che siano nati dal matrimonio dei figli, in quanto la presenza di questi ultimi nella famiglia imporrebbe comunque di considerare pregiudizievole ai medesimi la cessazione del fondo».
Quest’ultima posizione appare eccessivamente rigorosa: nella prassi professionale si stipulano senza problemi moltissimi atti di cessazione di fondo patrimoniale. Tanto è vero che, sotto il profilo tecnico, il Tribunale di Milano dichiara il proprio «non luogo a provvedere» sull’istanza di autorizzazione alla cessazione, come a dire: la cessazione del fondo è talmente un risultato che i coniugi possono perseguire con la loro sola volontà, che non vi è bisogno di alcun “permesso” giudiziale.

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