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Fondo mutui per gli under 35 il governo ammette il “flop”

ROMA — Il fondo di garanzia per i mutui agli under 35 non ha funzionato. Lo ammette il ministro per la Cooperazione internazionale e l’integrazione, Andrea Riccardi, rispondendo all’interrogazione parlamentare presentata dalla deputata del Pd, Marianna Madia, in seguito ad un articolo di Repubblica.
Acclarato, dunque, il flop dell’iniziativa dell’ex-ministro della Gioventù, Giorgia Meloni: Riccardi riconosce che «il numero dei mutui concessi dalle banche è alquanto esiguo e, addirittura, risulta che alcuni mutui sono rifiutati persino a seguito della già avvenuta concessione della garanzia». Su 213 domande solo 111 sono state ammesse alla garanzia del fondo e – di queste – solo 45 sono state effettivamente finanziate: «La misura si scontra con il mutato quadro macroeconomico in tema di credito – sostiene il ministro – e con i concorrenti interessi delle banche e dei giovani. La norma si può migliorare allargando la platea dei beneficiari».
Finché però le banche saranno “concorrenti” e non dalla parte dei consumatori, non c’è norma che tenga. E il fallimento del fondo è la prova che la disinformazione è l’arma più efficace che il sistema creditizio ha per fare i propri interessi. A confermarla un’indagine di Cittadinanzattiva sul credito al consumo. Una rilevazione che parte anche dalle segnalazioni dei soci, aumentate nel 2011 del 7% rispetto al 2010: i problemi vanno dal sovraindebitamento alla scarsa trasparenza dei contratti. Alla base c’è un’informazione incompleta o scorretta del cliente da parte degli operatori. Tra gli intervistati, il 57% ha fatto acquisti a rate almeno una volta e circa la metà di questi dichiara che vi ricorrerà anche nei prossimi 12 mesi. E di quelli che non hanno mai attivato finanziamenti poco meno di un terzo non esclude di potervi fare ricorso a breve. Ma a chi ci si rivolge per avere un finanziamento? Alle banche (46%), alle finanziarie (34%), direttamente al negozio (33%). E qui arriva la nota dolente, perché il 59% di chi ha chiesto il finanziamento non ha letto il contratto prima di firmarlo. E, ancor
peggio, tra coloro che si rivolgono alla banca circa la metà si fida di quello che dice il consulente, senza leggere il contratto, percentuale che sale al 56 per chi va in finanziaria e addirittura al 75 per chi chiede un prestito finalizzato in negozio. Un comportamento rischioso quest’ultimo, sia per la non specifica competenza del commesso, sia perché si diventa più vulnerabili vicini all’oggetto da acquistare. E infatti il 45% degli intervistati non sa nemmeno il valore del Taeg applicato (Tasso annuo effettivo globale, il costo complessivo del prestito), né il Tan (Tasso annuo nominale, il tasso applicato, spese escluse).
Si firma senza leggere le clausole. Così oltre un terzo di chi ha ottenuto un prestito si è ritrovato a rimborsare più rate mensili relative a più contratti. Nel 30% dei casi la situazione è insostenibile, a tal punto che il 62% dei debitori a rischio ha chiesto aiuto a un amico o a un familiare. E l’11% dei debitori è finanziariamente vulnerabile perché paga rate per un importo totale superiore a un terzo del reddito mensile. E il rischio vulnerabilità cresce se non si conoscono i propri diritti. Dall’indagine emerge che quasi tutti hanno chiari il numero delle rate, la cifra da pagare e l’ammontare del debito ma quasi nessuno sa come inoltrare un reclamo o cosa sia l’arbitro bancario e finanziario. Si conoscono bene i propri doveri ma non i propri diritti. Primo tra tutti quello a un’informazione completa e trasparente. Eppure gli strumenti per tutelarsi esistono. Basta leggere.

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