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Il Fondo monetario rialza le stime del Pil. L’effetto Draghi

Tre anni di moderata ripresa, agevolata da tre fattori. A sostenere l’inversione di tendenza dell’economia italiana hanno contribuito nell’ultimo triennio l’avvio delle riforme, la politica monetaria favorevole della Bce, il prezzo delle materie prime relativamente basso. Un quadro che suggerisce al Fondo monetario internazionale (Fmi) il rialzo delle stime di crescita della ricchezza italiana. Il Pil atteso per il 2017 è dell’1,3%, a fronte dello 0,8%, indicato lo scorso aprile nel rapporto World economic outlook elaborato dall’istituto guidato da Christine Lagarde. Ieri la delegazione del Fondo, al termine della missione in Italia, ha pubblicato un documento di sintesi che indica per il periodo 2018-2020 una crescita pari all’1% (analoga alle stime del governo nel Def). Cauto ottimismo, insomma, nell’immediato a cui potrebbe seguire una fase più difficile alla luce di politiche fiscali e monetarie che potrebbero risultare meno favorevoli. Resta che i tecnici del Fondo, in vista della pubblicazione dell’Articolo IV (il rapporto con i bilanci sull’economia dei paesi membri Fmi), concordano sulle indicazioni fornite dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, sul fronte dell’aggiustamento delle finanze pubbliche. L’obiettivo governativo di deficit all’1,2% del Pil per il 2018 e un pareggio di bilancio per il 2019 sono considerati «appropriati per assicurare al debito una stabile traiettoria al ribasso». Nel quadro tratteggiato da Washington si segnalano, tuttavia, i rischi legati alla fragilità finanziaria, alle incertezze politiche e alle possibili battute di arresto delle riforme.

A preoccupare è anche l’elevato livello del debito pubblico, che lascia l’Italia esposta a eventuali shock. Nell’elenco delle raccomandazioni targate Fmi figurano la prosecuzione delle riforme (legge sulla concorrenza e modernizzazione Pa) e il risanamento dei bilanci bancari. Sul versante fisco sono chiesti la riduzione della pressione sui fattori produttivi, il taglio del cuneo fiscale e la riforma del catasto per una più moderna tassazione degli immobili.

Andrea Ducci

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