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Il Fondo monetario: italiani più poveri Reddito pro capite come vent’anni fa

Gli italiani stanno peggio di venti anni fa. Lo dice il Fondo monetario internazionale nel suo ultimo rapporto sull’Italia. Le conseguenze della lunga crisi economica sono state molto pesanti sui redditi: «Gli italiani in media guadagnano ancora meno di due decenni fa». Non solo. L’istituto di Washington prevede che «potrebbe servire quasi un decennio» per un ritorno dei redditi ai livelli del 2007. Per il resto, il Fmi conferma la correzione al rialzo del Pil, visto in crescita dell’1,3% nel 2017 e dell’1% nel 2018, e sollecita il raggiungimento del pareggio di bilancio nel 2019, «tagliando la spesa primaria, le tasse sul lavoro e ampliando la base imponibile».

Indicazioni sulle quali però pensano le «incertezze politiche» legate alle elezioni politiche della prossima primavera. Ma anche la crisi del sistema bancario che, nonostante l’approvazione definitiva ieri in Parlamento del decreto legge di salvataggio delle banche venete, non è ancora chiusa. Secondo il report del Fmi sull’Italia: «Ci sono stati alcuni progressi, ma gli istituti continuano a essere messi a dura prova dall’alto livello dei crediti deteriorati e dalla debole redditività». Infine, si definiscono ottimistiche le stime del governo sull’andamento della spesa pensionistica.

Le pensioni sono state al centro dell’incontro tra il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, e i leader di Cgil, Cisl e Uil. In particolare, i sindacati chiedono il blocco dell’adeguamento a 67 anni, dal 2019, dell’età per la pensione di vecchiaia, l’ampliamento della platea dei beneficiari dell’Ape (anticipo pensionistico), contributi figurativi per le lavoratrici madri, interventi a sostegno delle pensioni dei giovani e il rilancio dei fondi pensione. Il confronto proseguirà a settembre. Sul blocco dell’aumento dell’età a 67 «non siamo stati rassicurati», ha detto Susanna Camusso(Cgil).

Infine, critiche al reddito di inserimento per i poveri varato dallo stesso Poletti sono arrivate ieri dal presidente Inps, Tito Boeri: «È un passo in avanti, ma ancora poco finanziato per riuscire a portare persone con redditi molto bassi al di sopra della linea di povertà».

Enrico Marro

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