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Il Fondo Monetario crede all’Italia e alza il Pil all’1,3%

L’Fmi riconosce all’Italia mezzo punto in più di crescita: rispetto a tre mesi fa le stime del Pil del nostro paese per il 2017 passano da uno striminzito 0,8 per cento ad un più consistente 1,3 per cento. L’istituzione di Washington, che ha presentato ieri a Kuala Lumpur l’aggiornamento delle previsioni economiche contenute nel World Economic Outlook di aprile, conferma così le indicazioni della Banca d’Italia che nei giorni scorsi ha parlato di un’economia che «riprende vigore » e indirettamente anche la fiducia del ministro Padoan che ci vede fuori dal tunnel.
La ripresa italiana lascia il Paese sempre nelle posizioni di coda, tuttavia le distanze con gli altri partner europei si stanno accorciando: la Francia, ad esempio, viene data dall’Fmi all’1,5 per cento. Lo stesso presidente del Consiglio Gentiloni sottolinea il risultato: «Finalmente il nostro paese mostra dei numeri interessanti: gli altri fanno uno scalino, noi ne facciamo qualcuno in più». Conseguenze «positive» verranno per «l’abbattimento del debito» e per la manovra.
Lo scatto in avanti dell’Italia si colloca in un quadro europeo che l’Fmi definisce «più forte e sostenuto». L’Eurozona è all’1,9 per cento (due decimi in più rispetto a tre mesi fa), la Germania con la stessa progressione è all’1,8 per cento mentre la Spagna è ormai lanciata sopra il 3 per cento. La lettura dell’Fmi trova più di un riscontro: un rapporto dei giorni scorsi della Oxford economics si spingeva fino a parlare di «euroboom» e notava come in maggio simultaneamente Germania, Francia, Italia e Spagna hanno messo a segno un buon risultato della produzione industriale. Ieri Maurice Obstfeld, capo economista dell’Fmi, ha introdotto un altro determinante motivo di fiducia. Ha osservato che la crescita europea potrà risultare ancora più forte perché «i rischi politici sono diminuiti» tant’è che lo spread rispetto ai Bund tedeschi si è «fortemente compresso» in Italia, Spagna e Francia.Se si allarga lo zoom si confermano elementi di fiducia: «La ripresa è ben ancorata », ha detto ieri Christine Lagarde. Secondo l’Fmi la parola chiave, che fa la differenza, è «sincronizzazione»: è da dieci anni che la crescita nel mondo non avanza così in sintonia. La Cina passa da una stima del Pil del 6,6 al 6,7 per cento, anche il «depresso» Giappone sale dall’1,2 all’1,3 per cento, l’India nonostante lo shock della demonetizzazione resta ancorata al 7,2 per cento. Confermano l’uscita dalla recessione Russia e, con più fatica, il Brasile. Le stime complessive dell’economia mondiale indicano un Pil in crescita del 3,5 per cento: avrebbe potuto essere più alto ma pesa la riduzione delle previsioni per gli Usa (perdono due decimali e si attestano al 2,1 per cento) e della Gran Bretagna (perde tre decimali e si ferma all’1,7 per cento). Qui si conferma il teorema dell’Fmi sulle politiche di Trump e sulla Brexit segnate sostanzialmente da tentazioni di isolazionismo economico e protezionismo: l’America non ha investito quanto aveva promesso e il futuro di Londra fuori Ue resta incerto.

Roberto Petrini

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