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Il fondo Macquarie fa un’offerta a Enel sul 50% di Open Fiber

MILANO — Un nuovo elemento potrebbe sbloccare, dopo oltre due anni di discussioni, la partita tutta italiana della formazione di una rete unica per l’internet veloce, tema in cima all’agenda del governo Conte. La novità è che il fondo infrastrutturale australiano Macquarie, secondo ricostruzioni attendibili, avrebbe depositato in questi giorni sul tavolo di Enel un’offerta a tutto tondo per acquisire il 50% di Open Fiber, la società alternativa a Tim che sta costruendo una rete in fibra ottica su tutto il territorio italiano. Enel, interpellata sulla questione, ha opposto un “no comment” all’indiscrezione dell’offerta di Macquarie di cui, peraltro, non si conosce l’entità. Anche se, nei mesi scorsi, il 100% di Open Fiber è stato valutato dai diversi protagonisti all’interno di un’ampia forbice che va da 3 a 6 miliardi. In ogni caso, secondo alcune fonti, l’offerta sarebbe tale che difficilmente l’ad di Enel Francesco Starace potrà non sottoporla al vaglio del suo consiglio di amministrazione.
L’arrivo di Macquarie nella partita delle tlc italiane conferma che i fondi infrastrutturali esteri potrebbero giocare un ruolo importante nello sbloccare la partita del futuro matrimonio tra la rete Tim e la rete Open Fiber. In primavera, proprio Tim ha a sua volta ricevuto un’offerta dal fondo americano Kkr per acquistare una quota di minoranza della sua rete secondaria, cioè quella che dagli armadietti sulle strade arriva fin dentro le case degli italiani. Ora arriva la proposta di Macquarie che, nonostante il no comment ufficiale, già da un po’ di tempo ha ribadito il suo interesse per le infrastrutture italiane e la volontà di far parte di un’operazione di ampio respiro. D’altronde, per le loro operazioni nel Belpaese gli australiani hanno scelto due personaggi che nel recente passato sono stati al centro della partita tlc: cioè Claudio Costamagna, ex presidente di Cdp, e Fulvio Conti, ex presidente di Telecom e presidente della Società italiana gas, partecipata dal fondo. E la capacità del fondo europeo degli australiani è al momento ampia, essendo costituita da circa 7 miliardi di liquidità che può essere spesa in reti a fibra ottica, torri, autostrade, porti e aeroporti, energie rinnovabili. Non a caso si è parlato del fondo Macquarie anche per un possibile intervento in Aspi, le autostrade controllate da Atlantia, impegnate in un duro braccio di ferro con il governo.
Il primo passo, però, viene fatto su Open Fiber e in qualche modo questa mossa costringerà l’Enel a prendere una decisione strategica sul suo asset tlc. L’avventura era iniziata nel 2015 sotto il governo Renzi che spinse l’Enel e la Cassa Depositi e Prestiti (Cdp) a creare una nuova iniziativa per dotare l’Italia di una infrastruttura a banda larga in grado di coprire tutto il territorio, in quanto si ritenevano non sufficienti gli investimenti programmati da Telecom a questo scopo. E Starace sposò il progetto sostenendo la necessità di una rete in fibra indipendente dagli operatori verticalmente integrati. Obbiettivo finora raggiunto solo parzialmente, anche se St arace ha sempre difeso la sua iniziativa sostenendo di non voler vendere né di essere disposto a sostenere una fusione con Tim, operazione caldeggiata dal management dell’ex monopo-lista e dai suoi azionisti di controllo, Cdp e il fondo americano Elliott.
Ora bisognerà vedere se l’offerta di Macquarie è di quelle che non si possono rifiutare oppure se il management di Enel riterrà più conveniente proseguire con il progetto Open Fiber.

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