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Fondo interbancario, sì alle tutele delle Casse

Lo Schema volontario del Fondo interbancario per la tutela dei depositi ha dato l’ok all’aumento della propria dote patrimoniale per 90 milioni. Il disco verde dell’assemblea straordinaria del veicolo è arrivato ieri, come da programma, e costituisce «un elemento qualificante del complessivo progetto di risanamento delle tre Casse di Risparmio« di Rimini, Cesena e San Miniato, come ha comunicato il Fondo in una nota.
L’assemblea dei soci aderenti al braccio volontario, come da road map tracciata nelle scorse settimane, ha deliberato la modifica di un articolo dello Statuto «per l’incremento delle risorse per gli interventi da 700 a 795 milioni di euro». L’incremento della dotazione patrimoniale, «per 90 milioni di euro è finalizzato a dare ulteriore supporto all’intervento di Crédit Agricole Cariparma a favore delle Casse di Risparmio di Rimini, San Miniato e Cesena». I restanti 5 milioni sono destinati alla prosecuzione delle attività dello Schema.
La mossa del braccio volontario si è resa necessaria dopo che, nei mesi scorsi, una nuova due diligence sui crediti portata avanti dal Credit Agricole aveva evidenziato un ulteriore fabbisogno di circa 180 milioni rispetto a quanto stabilito in precedenza. L’impegno finale del salvataggio per il Fondo – che sottoscriverà la tranche equity della maxi-cartolarizzazione da 213 milioni – nell’operazione è salito così formalmente a 640 milioni. Ai 90 milioni stanziati ieri si aggiungono le risorse già in cassa (420 milioni) destinate all’aumento di capitale di Carim e Carismi, mentre 130 milioni arriveranno dall’Agricole, che acquisterà le banche dal Fondo.
Il disco verde del veicolo presieduto da Salvatore Maccarone era di fatto scontato, nonostante qualche banca minore – sulle 200 aderenti – fosse contraria a nuovi esborsi. Troppi, d’altra parte, erano i rischi di un mancato appoggio all’operazione dell’Agricole, che deve mettere in sicurezza i tre istituti. Senza l’intervento della banca italo-francese, infatti, si aprirebbero scenari critici, che contemplano la liquidazione coatta della Cassa di Rimini e San Miniato (visto che Cesena è stata già ricapitalizzata). Il rischio potenziale, e solo ipotetico, per le banche consorziate al Fitd è di un esborso da 2,6 miliardi di euro «per il rimborso dei depositanti», come spiegato in una lettera scritta dai vertici del Fitd e ricevuta dalle stesse banche.
L’aumento della potenza di fuoco del braccio volontario, tuttavia, era solo uno dei tasselli necessari per la messa in sicurezza delle tre banche. La tessera mancante è quella relativa alla copertura di una porzione della tranche mezzanina da parte di Atlante2, e necessaria a cartolarizzare i circa 3,15 miliardi di Npl dei tre istituti. All’appello mancano ancora tra i 100 e i 150 milioni, che servono a coprire i 624 milioni nominali della tranche. Non a caso il Comitato degli investitori dei veicolo acquista-Npl in settimana ha dato l’ok a una modifica del regolamento finalizzata all’apporto di nuovi capitali. In vista si prospetta un “rabbocco” da parte di Sga per almeno 150 milioni.

Luca Davi

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