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Fondo garanzia pmi sbilanciato

Maggiore bilanciamento nei finanziamenti finora attivati in quanto troppo squilibrati a favore delle imprese settentrionali e maggiore monitoraggio dell’evoluzione della qualità dei crediti garantiti. Sono queste le raccomandazioni della Corte dei conti emerse dal rapporto sulla gestione del Fondo di garanzia pmi pubblicato il 19 gennaio 2021 sul sito dei giudici contabili.

Relativamente al periodo 2012-2019, con proiezioni al 2020, tenuto conto che il decreto liquidità (dl 23/2020) ha rimodulato l’ampiezza e le caratteristiche del Fondo, attraverso la sezione centrale di controllo sulle amministrazioni dello Stato la Corte ha voluto approfondire le dinamiche e gli effetti indotti dall’utilizzazione del Fondo pmi nel sistema economico e produttivo italiano, nonché l’impatto di questo strumento di promozione e sostegno della competitività delle imprese sulle finanze pubbliche, le modalità di accesso e gli aspetti funzionali dello strumento. Tutto ciò senza tralasciare il fatto che il Fondo è finanziato anche con risorse europee ed è stato rafforzato, negli ultimi anni, per contrastare gli effetti della stretta creditizia da parte degli istituti bancari. Al riguardo, la Corte rileva che nel 2018 l’incremento delle garanzie rilasciate è molto alto rispetto al 2012 (anno di inizio dell’indagine) e raggiunge il 240%. Una crescita dell’importo finanziato (pari allo 0,9%) si registra anche per il 2019.

Maggiore accesso al credito. Soffermandosi sulle finalità che hanno indotto il legislatore ad istituire il fondo e a regolamentarne il funzionamento, la relazione evidenzia che con tale strumento lo Stato favorisce l’accesso al credito di imprese caratterizzate da limitate dimensioni strutturali e da scarsa capitalizzazione, ma che presentino requisiti di affidabilità ed evidenzino potenzialità di credibile progettualità, stimolando l’afflusso alle imprese della liquidità necessaria all’attività economica. In particolare, tra il 2008 e il 2018 il finanziamento garantito dal Fondo ha registrato un tasso di crescita che ha raggiunto una percentuale di circa l’815%, svolgendo il fondamentale ruolo correttivo rispetto alle disfunzioni e ai fallimenti del mercato del credito; tra il 2012 e il 2018 il Fondo ha inoltre generato un effetto moltiplicatore di circa 10 volte l’ammontare delle risorse pubbliche accantonate, evidenziando la notevole efficacia dello strumento.

Le raccomandazioni della Corte. In considerazione dei dati relativi alla distribuzione territoriale delle garanzie, nel periodo 2012-2018 (56.8% dei finanziamenti garantiti attivati nel nord Italia, 25,5% nel Sud, 17,6% nel Centro), la Corte ha pertanto ravvisato, nell’anno 2018 rispetto ai sei anni precedenti, uno squilibrio a favore dell’Italia settentrionale nella percentuale di finanziamenti attivati e, contestualmente, una sensibile riduzione delle domande accolte nel Centro Italia. Alla luce di questi dati, i giudici contabili invitano «ad una riflessione in ordine alle ragioni e alle possibili strategie di superamento di questa condizione di squilibrio». Tra le raccomandazioni la sezione sottolinea, inoltre, «la necessità che venga condotto un continuo e attento monitoraggio dell’evoluzione della qualità dei crediti garantiti e ove necessario si proceda tempestivamente ad accrescere gli accantonamenti che fronteggiano le garanzie concesse».

Chi gestisce il Fondo pmi. Il Fondo di garanzia è gestito per conto del Mise da un raggruppamento temporaneo d’impresa costituito da cinque banche: Banca del Mezzogiorno-Mediocredito centrale in qualità di soggetto mandatario capofila, e da Artigiancassa, Mps capital services Banca per le imprese, Mediocredito italiano e Istituto centrale banche popolari.

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