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Fondo garanzia Pmi off limits per gli intermediari creditizi

Una platea di oltre 23mila soggetti, tra mediatori creditizi e agenti in attività finanziarie e loro collaboratori, che al momento è esclusa dalla possibilità di accedere al Fondo di Garanzia per le Pmi perché ha lo stesso codice Ateco di “banche e finanziarie”. Una bizzarra situazione per una categoria di operatori che ad oggi intermedia circa il 25% dei finanziamenti concessi in Italia da banche e società finanziarie. Eppure anche questi intermediari del credito, come altre categorie professionali, sono stati messi a dura prova dall’emergenza Covid, soprattutto le piccole realtà (e sono tante) che lavorano con il contatto fisico con i clienti e non con tecniche digitali a distanza.

La fotografia del settore è stata scattata ieri dall’Oam (organismo di vigilanza sul settore dell’intermediazione creditizia) con la pubblicazione della relazione annuale 2019. A fine dello scorso anno il totale degli iscritti ai vari elenchi sfiorava le 8mila unità tra mediatori creditizi (285), agenti in attività finanziaria (6.185) e agenti di servizi di pagamento (1.486), di cui però 800 non operativi. Mentre il numero dei loro collaboratori supera le 16mila unità. Tutto un settore che, come emerge dalla relazione dell’Oam, prima della crisi scatenata dal coronavirus era in netta crescita con un numero di mandati conclusi con le banche nel 2019 pari a 25.873 (+14% rispetto al 2018), inerenti principalmente contratti di cessione del quinto dello stipendio/pensione (18%), credito personale (14%) e mutui (10%). Un’attività su cui da circa un decennio vigila l’Oam che a fronte di 7698 controlli, nel 2019 ha emanato 596 provvedimenti sanzionatori. Inoltre sono state inviate 84 segnalazioni alla Guardia di Finanza relative, tra l’altro, al presunto esercizio abusivo dell’attività di agenzia e mediazione creditizia, alla violazione del principio di incompatibilità tra agente e mediatore creditizio e del principio del mono-mandato. Un’attività di vigilanza che in questi anni è andata nella direzione di tutelare i consumatori, ma anche i tanti operatori onesti di un settore: l’immagine dell’intera categoria è migliorata con dati statistici che evidenziano un sempre maggior orientamento al rispetto delle regole.

Nelle scorse settimane lo stesso Organismo di vigilanza ha istituito un tavolo di lavoro e nei prossimi giorni – secondo quanto risulta al Sole 24 Ore – invierà una lettera, a firma del presidente Antonio Catricalà, al ministri dell’Economia e dello Sviluppo Economico proprio per richiedere di porre rimedio a una anomalia legata ai codici Ateco ce non permette a queste categorie professionali di accedere al Fondo di Garanzia per le Pmi. Inoltre sarà fatta richiesta di consentire l’accesso al Microcredito, che in genere ha lo scopo di sostenere l’avvio e lo sviluppo della microimprenditorialità, anche per chi ha una partita Iva aperta da più di 5 anni.

Ma a chiedere un aiuto a Catricalà di farsi portavoce con il Governo per le loro istanze è anche la categoria dei compro-oro, che dal 2017 insieme ai cambiavalute, sono sotto la vigilanza dell’Oam. L’associazione di categoria “Antico” dal varo delle misure di contenimento dell’emergenza epidemiologica ha chiesto a più riprese la possibilità per i compro-oro di riaprire le loro attività. Una richiesta finora rimasta inascoltata.

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