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Fondo europeo, tocca a Berlino decidere tra prestiti e aiuti

«Siamo solo agli inizi della crisi pandemica da coronavirus. E non sappiamo come evolverà. Dobbiamo per questo rimanere prudenti». Questo è il messaggio di fondo che la cancelliera Angela Merkel utilizza in Germania da oltre due mesi, ogni volta che si rivolge ai cittadini tedeschi per l’emergenza Covid-19. Il monito non cambia, è lo stesso, risoluto ma cauto, tanto per i primi annunci sulle restrizioni della chiusura quanto per l’avvio delle riaperture di questi giorni. Si procede in terra incognita. Ed è, nella sostanza, lo stesso approccio che la Kanzlerin consiglia ai suoi partners europei, nei dialoghi bilaterali e nelle riunioni europee e che sarà ripetuto al Consiglio del 23 aprile: bisogna agire nell’immediato con tutti gli strumenti finanziari disponibili per dare risorse extra agli Stati e alle imprese che ne hanno più bisogno. E cioè i bond emessi da Mes, Bei e Commissione europea per finanziare rispettivamente la Eccl pandemica, i nuovi prestiti alle imprese e la cassa integrazione per un totale di 540 miliardi.

In una fase successiva, la Germania è d’accordo a varare nuovi interventi anche solidali per sostenere, con prestiti o sovvenzioni a fondo perduto, gli investimenti della ricostruzione, tenendosi al passo con l’evoluzione imprevedibile per ora della pandemia. Anche in questo caso, però, per Berlino occorre continuare ad attingere agli strumenti già previsti dal Trattato, che hanno consolidata radice legale e che sono pronti nella cassetta degli attrezzi Ue: Commissione europea e MFF, ovvero il budget europeo basato sui contributi dei singoli Paesi, unico mezzo disponibile per trasferimenti a fondo perduto e per la solidarietà che la Germania intende portare avanti e che è necessaria.

Eurobond o coronabond, con mutualizzazione dei debiti e garanzie parziali o totali (joint and several) da parte dei singoli Stati o con il budget europeo non sono previsti legalmente dal Trattato e dunque, per Belino, richiederebbero con tutta probabilità una nuova sentenza della Corte di giustizia europea e di alcune Corti costituzionali nazionali, oltre ai Parlamenti: questo processo sotto il profilo legale, che si presenta lungo, tortuoso e dagli esiti incerti, rischia di ritardare con tempi biblici gli investimenti necessari per la ricostruzione e contrastare una pandemia che di per sè rischia di avere proporzioni bibliche.

Questa è la posizione di Berlino che prevedibilmente verrà ribadita domani, in risposta alle proposte avanzate da Spagna e Francia favorevoli alla creazione di un nuovo veicolo “spv” stile Mes che dovrebbe emettere fino a 1.500 miliardi di coronabond (perpetui o a lunghissima scadenza) garantiti dal budget europeo oppure dai singoli Stati in base al Pil, con interessi pagati da tasse europee che al momento non esistono o dai singoli Stati: per erogare prestiti o, se la Corte di giustizia europea lo consentirà, erogare contributi a fondo perduto agli Stati che ne hanno più bisogno. Queste proposte sembrano riproporre un nuovo Mes, istituto creato fuori dal Trattato, che ottenne il disco verde vincolato della Corte di giustizia europea: finanziamenti sì, ma solo con condizionalità.

Colpi di scena da parte tedesca dunque non sono previsti al Consiglio europeo, rispetto al copione che circolava ieri sera a Berlino sulla posizione della Germania al summit dei capi di Stato e governo sulle misure contro la pandemia. Berlino darà il disco verde ai tre strumenti di intervento immediato e disponibili da subito perchè veicolati da istituzioni già esistenti: la linea di credito pandemica Eccl del Mes, il fondo di garanzia per la Bei e Sure (basato sull’articolo 122 del Trattato) contro la disoccupazione e attivato dalla Commissione europea.

In quanto alla ricostruzione, la Germania ribadirà che c’è tempo per stabilire nei dettagli lo strumento: è prematuro impostare ora meccanismi e investimenti del dopo-pandemia, non sapendo quali danni provocherà il coronavirus e dove maggiormente colpirà l’economia. Quel che però va fatto presto, è la tesi accennata da Angela Merkel, è puntare sul budget europeo che può erogare prestiti e trasferimenti a fondo perduto senza condizionalità, facendo leva sull’impianto legale che c’è, l’articolo 122 del Trattato per interventi straordinari per il Paese colpito «da calamità naturali o circostanze eccezionali che sfuggono al suo controllo». I 27 dovranno aumentare il tetto del budget che per ora consente alla Commissione di emettere bond e indebitarsi per interventi di gamma e dimensioni non adeguate alla pandemia.

 

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