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Fondo di garanzia Pmi, un miliardo all’edilizia

Il fondo centrale di garanzia, gestito dal Ministero dello Sviluppo economico per garantire i prestiti delle banche alle Pmi fino all’80% del loro ammontare, vale per il settore delle costruzioni circa un miliardo di euro di nuovi prestiti “coperti” all’anno. Si tratta del 10-11% del totale dei prestiti alle Pmi garantiti dal Fondo in tutti i settori, una quota superiore al peso che l’edilizia riveste sul Pil (l’8,2% nel 2013).
E con la gelata dei prestiti delle banche all’edilizia, scesi in due anni dai 31,1 miliardi del 2011 ai 16,9 del 2013, la quota di nuovi crediti garantiti dal fondo è raddoppiata dal 3 al 6% per le imprese di costruzione.
Nei primi due mesi di quest’anno, inoltre, i prestiti garantiti dal fondo per le imprese edili hanno fatto un salto del +83% rispetto allo stesso periodo del 2013, una crescita in linea con quella generale del Fondo, +75%, ma ancora più accentuata. I numeri sono pubblicati nell’inchiesta che «Edilizia e Territorio» di questa settimana ha dedicato al fondo di garanzia, in particolare a supporto delle Pmi del settore costruzioni.
Dall’inchiesta emerge appunto che il fondo di garanzia ha più che raddoppiato dal 2009 al 2013 il suo raggio d’azione, passando da 4,9 a 10,8 miliardi di euro di prestiti garantiti all’anno; e che viene ampiamente utilizzato anche dalle Pmi edili.
Tuttavia, lo strumento ha un forte limite: le richieste di accesso al Fondo, da parte delle imprese, devono essere presentate alle banche. Spetta agli istituti valutare, con totale libertà, se concedere o meno il prestito garantito. «È vero – ragionano all’Ance – che il fondo vale un miliardo per l’edilizia ed è in crescita, ma bisognerebbe vedere quanti prestiti delle banche vengono rifiutati all’edilizia nonostante la richiesta di accesso al fondo e il rispetto dei requisiti». Questi dati il Mise non li ha (o non li vuole dare), ma Rinaldo Incerpi, presidente di Cna Costruzioni, si sbilancia: «In nove casi su 10 le richieste di accesso al Fondo vengono rifiutate dalle banche».
«È abbastanza normale – ammettono all’Abi – che in una situazione in cui c’è un aumento significativo delle sofferenze, in particolare nel settore delle costruzioni, ci sia una certa severità nella selezione».
A spingere il Fondo di garanzia, negli ultimi anni, sono stati l’aumento di dotazione da parte dello Stato (ogni euro ne garantisce oggi circa 16 di prestiti bancari garantiti), l’allargamento del raggio d’azione e l’allentamento dei requisiti, decisi prima dal governo Monti nel 2012 e poi rafforzati dall’esecutivo Letta: 1,6 miliardi di euro in più nella legge di Stabilità 2014 e i requisiti più morbidi entrati in vigore il 10 marzo scorso. E ulteriori spinte arriveranno dal Dm Mise-Mef (entro l’estate) che allargherà la garanzia anche ai mini-bond.
«Le modifiche apportare ai criteri di selezione – ha commentato l’Ance – sono sì importanti ma non colgono fino in fondo le specificità delle costruzioni». Nel mirino c’è in particolare il parametro sull’indipendenza finanziaria (mezzi propri/totale passivo), che deve essere pari almeno al 10%: secondo l’Ance «tale parametro è difficilmente conseguibile dalle imprese edili, perché devono contabilizzare nel passivo la voce “acconti”». Sui lavori pluriennali la voce aumenta il passivo per l’intero investimento, anche se l’incasso avviene in più anni.
«Il problema non sono i parametri del decreto Mise – insiste Incerpi – ma le banche. Sono loro a fermare le richieste, a non girarle al Fondo, anche quando rispettano i requisiti».

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