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Fondo anti-default per il futuro

Fondo di rotazione inutilizzabile per la copertura dei disavanzi pregressi. Almeno secondo l’interpretazione del ministero dell’interno. L’art. 243-bis del Tuel consente agli enti in situazione di squilibrio strutturale di predisporre un piano di riequilibrio pluriennale, provvedendo al ripiano anche attraverso l’utilizzo del fondo di rotazione di cui al 243-ter del Tuel.

Pertanto, gli enti locali che hanno predisposto e presentato i piani di riequilibrio, hanno iscritto la previsione del fondo di rotazione al titolo V della entrata (come peraltro suggerito dalla circolare 5/2013 della Ragioneria generale dello stato) e destinato, nella parte spesa, alla copertura del disavanzo pregresso.

Secondo quanto risulta a ItaliaOggi, però, la sottocommissione presso il ministero dell’interno, addetta all’esame dei piani, ritiene che il fondo debba funzionare come una vera e propria anticipazione di cassa.

E che pertanto vada accertato, al titolo V, e contestualmente impegnata la spesa, al titolo III, senza dunque poter essere destinato alla copertura dei disavanzi pregressi.

Quanto sopra contrasterebbe però con la norma. Sia letteralmente, in quanto se il legislatore avesse inteso concedere un’anticipazione l’avrebbe definita tale (come avviene per esempio al comma 13, dell’art. 1 del dl 35/2013). Sia ontologicamente, in quanto, se non è possibile destinare il fondo di rotazione alla immediata e tempestiva copertura dei disavanzi pregressi, la norma finisce per non produrre alcun effetto, tanto è vero che difficilmente gli enti riusciranno a predisporre piani di riequilibrio.

Il corretto impiego del fondo, invece, comporta che lo stesso vada accertato e destinato come sopra accennato, salvo poi il reintegro dello stesso, e la correlata restituzione, nel decennio, spesandolo al titolo III dei nove esercizi successivi, finanziandone la copertura con le manovre messe in campo. Lo spirito dell’istituto del riequilibrio finanziario pluriennale è, infatti, proprio quello di consentire il raggiungimento dello stesso in un periodo massimo decennale, fermo restando che si privilegeranno i piani che prevedono rientri in tempi più rapidi.

Non solo. Risulta anche che, nella interpretazione della sottocommissione, la norma non avrebbe il fine di salvare gli enti dal dissesto, ma di aiutare quegli enti che non presentano squilibri strutturali, ma semplici difficoltà finanziarie. Anche questa posizione non coinciderebbe con le finalità dichiarate dalla norma. E produrrebbe il solo effetto di spostare la destinazione del fondo di rotazione, dai comuni del Sud a quelli del Nord. Tutte questioni alle quali forse solo una norma di interpretazione autentica potrebbe porre rimedio.

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