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I fondi Usa sui crediti Utp di Mps, Carige e Cariparma

I grandi fondi americani entrano in campo per gli Utp, i prestiti “unlikely to pay”, delle grandi banche italiane. Sono tre i processi che in questo momento si trovano sotto i riflettori: da una parte la vendita 4,5 miliardi di Utp di Mps, circa 1,5 miliardi di Utp da parte di Banca Carige e infine altri 450 milioni che sta cedendo Credit Agricole-Cariparma.
L’asta di maggiore interesse è quella relativa ai crediti deteriorati di Monte Paschi. L’istituto guidato da Marco Morelli nel piano di ristrutturazione ha definito un target di deleverage del portafoglio UtP di 4,5 miliardi di euro al 2019, di cui 1,5 miliardi ogni anno. Già nel 2017 è stato superato l’obiettivo messo a piano. E in prospettiva, a quanto filtra da ambienti vicini alla banca, c’è fiducia sul raggiungimento dei target. La banca ha deciso peraltro di adottare una strategia particolare su questo fronte, mettendo in asta settimana per settimana singoli ticket, così da massimizzare i possibili ritorni. Una strategia che fino ad oggi ha dato esiti positivi, ma che dovrà essere testata nel tempo.
La seconda asta, quella relativa a Carige, è soltanto all’inizio e vede un’ampia platea di investitori che è stata contattata dall’advisor Kpmg con l’assistenza sul lato finanziario di BonelliErede: circa un centinaio di soggetti finanziari avrebbero ricevuto la documentazione nelle ultime settimane e ora si attendono le offerte non vincolanti.
In questi giorni sarebbero arrivate una ventina di manifestazioni d’interesse. Tra i fondi in pole position ci sarebbero gruppi come York Capital e Bain Capital Credit, braccio del colosso Usa dedicato al settore dei crediti incagliati. Nel portafoglio da circa un miliardo e mezzo di Carige, che dovrebbe essere ceduto in tranche di 500 milioni circa l’anno fino al 2020, ci sono in gran parte prestiti del settore immobiliare ma anche, in buona misura (si parla di circa un terzo) di prestiti verso gli armatori. Secondo i rumors una parte dei crediti farebbe capo alla compagnia armatoriale Ignazio Messina & C. In tutto la mole di “unlikely to pay” farebbe capo a un’ottantina di grandi creditori dell’istituto e la banca genovese avrebbe, secondo le indiscrezioni, dato la disponibilità a cedere anche singole parti del portafoglio. Peraltro, sempre in questo quadro, va segnalato che per la prossima settimana è atteso il closing sulla cessione della piattaforma di gestione degli Npl a Credito Fondiario.
In corso, in una fase più avanzata, è anche la vendita di circa 450 milioni di Utp, in parte garantiti da immobili, da parte di Cariparma del gruppo Crédit Agricole. In questo caso, secondo le indiscrezioni, l’asta sarebbe vicina alla fase delle offerte vincolanti, con Pwc in pista tra gli advisor lato buy side, e sarebbe stata già fatta una scrematura delle proposte: sarebbero così rimasti tre soggetti tutti americani, una cordata formata dal colosso Usa Starwood e dall’italiana Prelios, l’altro gigante del settore Pimco e ancora Bain Capital Credit. Il dato interessante, a quanto filtra da indiscrezioni di mercato, è che alcune offerte avrebbero assegnato al portafoglio un valore compreso tra il 40 e il 50%, a conferma del valore intrinseco che spesso è associato a questa tipologia di asset deteriorati. Va detto che Mps, Carige e il Crédit Agricole non sono gli unici soggetti ad aver aperto un dossier sul fronte delle cosiddette inadempienze probabili. Anche BancoBpm e Bper, secondorumors, avrebbero infatti iniziato ad esaminare gli stock di Utp in vista di possibili accordi, ma al momento non è stata varata ancora nessuna operazione specifica.

Luca Davi
Carlo Festa

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