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Fondi Usa, caccia al debito spazzatura

Caccia a maggiori guadagni e tolleranza per il rischio spingono gli investitori verso nuove frontiere del mercato, da divise digitali ad azioni Meme. Ma portano alla ribalta anche vecchi strumenti di passati cicli di boom ed eccessi: cresce l’appetito per il debito corporate impacchettato in Collateralized loan obligations, o Clo, titoli le cui radici affondano nei prestiti aziendali considerati meno sicuri e con rating “spazzatura”.

Le transazioni che hanno al centro simili strumenti stanno facendo segnare record su record: da gennaio alla seconda metà di maggio l’emissione di nuovi Clo ha sfiorato i 60 miliardi di dollari, senza precedenti dal 2005 e pari a due terzi delle nuove emissioni avvenute in tutto il 2020. Solo nel primo trimestre, stando a S&P, quasi altri cento miliardi sono stati legati a operazioni di rifinanziamento o reset, cioè di modifica di securities esistenti. Il mercato complessivo è ormai stimato in forse 900 miliardi

di dollari.

I pronostici si rincorrono ancora più sanguigni. Bank of America ipotizza vendite di Clo pari a 360 miliardi nel corso del 2021, Citibank di 290 miliardi. Barclays prevede che le emissioni di leveraged loans, i prestiti ad aziende già pesantemente indebitate alla base dei Clo, batta quest’anno di 20 miliardi quella di junk bonds, con nuovi record assoluti negli Stati Uniti pari fino a 450 miliardi.

Anche le cifre più prudenti rappresentano un massimo storico superiore al precedente, che risale al 2018. Un sondaggio condotto da JP Morgan ha scoperto che due terzi degli operatori intende aggiungere Clo ai loro portafogli nei prossimi mesi. Qualche analista parla apertamente di un “periodo d’oro” per i Clo. Numerosi grandi protagonisti stanno tornando all’assalto, promettendo ulteriore carburante al mercato. La giapponese Norinchukin Bank, un tempo re degli acquisti di questi strumenti, sta nuovamente considerando deal dopo una forte cura dimagrante. Wells Fargo, rimasta del tutto in disparte l’anno scorso, è a sua volta di nuovo in gioco come JP Morgan. Il portafoglio di Fidelity dà loro maggior spazio, come quello di Blackstone. E Bank of America, che nel 2020 aveva meri 80 milioni in Clo, ha rilevato ora miliardi di dollari.

I Clo, al di là di oscillazioni, continuano a offrire migliori rendimenti rispetto ai corporate bond che vantano rating di qualità più elevata. E per le banche la motivazione delle nuove mosse è sotto i riflettori: gonfie di depositi accumulati durante la pandemia – quasi 18mila miliardi a fine dicembre- hanno bisogno di modalità di impiego. I Clo, oltretutto, ripartono dopo aver sofferto meno di quanto temuto dalla crisi passata. Lo spettro di catene di default e di declassamenti non si è materializzato. «I Clo emessi dopo la grande crisi finanziaria hanno mostrato resistenza», ha indicato Fitch.

La scommessa sui Clo è oggi anche una scommessa su una continua, robusta ripresa dell’economia e di svolte in arrivo nella politica monetaria ultra-accomodante della Fed. I rendimenti sui Clo tendono a salire di pari passo con i tassi di interesse, che potrebbero essere spinti al rialzo da accelerazioni dell’inflazione. Inoltre, i Clo sono tuttora ritenuti un’opzione relativamente vantaggiosa al cospetto di segmenti più “nobili” del mercato del credito. Possono inoltre contare sulla capacità di attirare un’ampia gamma di investitori perché riescono ad attenuare la percezione del loro rischio. Grazie a una diversificazione dei prestiti sottostanti, il loro rating può risultare più elevato di singoli asset. E i default oggi appaiono relativamente rari.

Nel primo trimestre solo sei società non finanziarie sono precipitate in crisi. Moody’s si aspetta continui miglioramenti: a dicembre prevede un tasso di default nei 12 mesi sceso al 3,9% dal 7,5% di marzo. E sono attese nuove promozioni nei giudizi sui Clo da parte delle agenzie di valutazione del credito. «L’universo speculativo assiste a un aumento di azioni positive», ha affermato S&P segnalando come nel trimestre gli upgrade hanno «superato nettamente» i downgrade.

Questo atteggiamento ha finora relegato sullo sfondo le preoccupazioni, che pure esistono. Segni di cautela sono trapelati da colossi quali BlackRock e Kkr. Il primo ha ridimensionato le sue posizioni nel debito considerato meno promettente e il secondo ha lanciato l’allarme su possibili fragilità ancora non emerse. La Fed stessa, senza menzioni specifiche, ha messo in guardia da corse eccessive al rischio. «Le vulnerabilità associate con un elevato appetito per il rischio stanno lievitando» ha fatto sapere di recente in un rapporto Lael Brainard, il governatore responsabile del comitato per la stabilità finanziaria della Banca centrale. «La combinazione di valutazioni “stirate” e di livelli di indebitamento aziendale molto elevati deve essere tenuta sotto osservazione perché potrebbe amplificare gli effetti di eventi di ri-prezzamento» degli asset.

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