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Fondi Ue, via ai contratti di sviluppo

Dal rilancio di alcuni alberghi tra Napoli e il Vesuvio alla produzione di una nuova lavatrice Whirpool ad alta efficienza energetica al miglioramento del processo di tostatura del caffè Kimbo: sono alcuni dei 36 contratti di sviluppo già avviati o da avviare nei prossimi giorni in prevalenza con finanziamenti europei, sotto la regia di Invitalia. Il premier Matteo Renzi ieri mattina ha presentato a Palazzo Chigi con il ministro dello Sviluppo Federica Guidi e il sottosegretario Domenico Delrio gli ultimi 24 appena firmati: nel complesso sono previsti investimenti per 1,44 miliardi di euro, con una ricaduta nell’occupazione per quasi 25.000 addetti, tra posti di lavoro salvaguardati e creati ex novo (il rapporto è di circa la metà per gruppo, spiegano fonti di Invitalia: i nuovi contratti sono a tempo indeterminato). «Il governo — rileva Renzi — prova a dare un messaggio concreto di investimento sul Paese. Alla fine dei 1000 giorni l’Italia sarà nelle condizioni di guidare la politica industriale dell’Europa e non essere fanalino di coda».
Gran parte delle risorse, oltre l’80 per cento, sono concentrate nelle quattro regioni dell’Obiettivo Convergenza (ex Obiettivo 1, programma finanziato con fondi strutturali europei e riservato a stati membri e regioni il cui Pil è inferiore al 75 per cento della media Ue), e cioè Campania, Calabria, Puglia e Sicilia. Il 44 per cento dei contratti di sviluppo sono promossi da imprese straniere o controllate da gruppi esteri: «In alcuni casi si tratta di aziende che avevano trasferito la produzione in un altro Paese o stavano per farlo. — dice Domenico Arcuri, amministratore delegato di Invitalia — Per esempio la Sanofi riporta in Italia la produzione dei farmaci da banco, mentre la Denso ha preferito l’opzione Mezzogiorno alla produzione in Slovenia». Alcuni progetti sono stati localizzati anche nel Centro-Nord, in Piemonte, Lazio e Veneto; molti riguardano l’Abruzzo (in molti casi le zone colpite dal terremoto) e il Sulcis, in Sardegna. I progetti sono suddivisi nei settori dell’industria, della tutela ambientale, agroalimentare e turistico. L’investimento complessivo minimo (compresi i fondi propri) deve essere di 20 milioni, che si riducono a 7,5 per il settore della trasformazione dei prodotti agricoli.
Le agevolazioni possono arrivare fino al 75 per cento dell’investimento: molti sono contributi a fondo perduto, ma ci sono anche mutui agevolati (con un tasso dello 0,3 per cento) e contributi in conto interessi. Il progetto che prevede l’investimento più elevato (100 milioni) è quello di Euralenergy, per la costruzione e l’esercizio di un impianto di cogenerazione di energia elettrica e vapore, nel Sulcis. Segue quello di Telecom (93 milioni), per la rete in fibra ottica in Campania, Sicilia, Calabria e Puglia. Molti i progetti nell’agroalimentare e anche nel turismo: previste la costruzione o la riqualificazione di diverse strutture alberghiere, dal complesso “La Perla Jonica” di Acireale, in Sicilia, alla costruzione di tre nuovi alberghi da parte di Ro. ma Immobiliare, due a Maratea e uno a San Nicola Arcella.
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