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Fondi Ue solo a certe condizioni

Per accedere al 10% del Recovery fund, l’Italia dovrà, già da quest’anno, programmare delle misure a sostegno del debito, dell’occupazione e delle imprese. È soltanto uno dei tanti aspetti che emergono dalle conclusioni del Consiglio europeo tenutosi dal 17 al 21 luglio a Bruxelles, in cui i leader dei 27 paesi membri si sono riuniti per raggiungere l’accordo su quello che dovrebbe essere il piano di ripresa dell’economia europea in risposta alla crisi economica causata dalla pandemia. Il dibattuto pacchetto si compone di un Quadro finanziario pluriennale (Multiannual financial framework), misura organica e generica dotata di 1074 miliardi di euro e di un «Recovery effort under Next Generation EU», cioè il cosiddetto Recovery fund, che è stato specificamente pensato per rispondere alla crisi economica causata dal Covid-19. La grande novità risiede proprio in quest’ultimo, in quanto la Commissione europea può per la prima volta indebitarsi per conto dei paesi e prendere in prestito dei fondi dai mercati finanziari fino ad un massimo di 750 miliardi di euro, suddivisi in sette diversi programmi. Il primo di questi programmi è proprio il «Recovery and Resilience Facility», dotato di 672.5 miliardi di euro, di cui 360 miliardi sono destinati ai vari paesi in forma di prestiti, mentre 312.5 miliardi vengono accordati come contributi a fondo perduto. A questo punto entrano in ballo i meccanismi di accesso alle sovvenzioni/finanziamenti, rigidamente condizionali a dei piani di riforma nazionale che ogni paese dovrà essere in grado di fornire e documentare alla Commissione europea, o addirittura al Comitato economico e finanziario. A partire dal punto A18 delle conclusioni, infatti, si legge che gli stati membri devono preparare dei «piani nazionali di ripresa e resilienza», in cui viene specificata l’agenda di riforme per il periodo 2021-23. La Commissione avrà quindi due mesi di tempo per esaminare il piano, che dovrà conformarsi alle raccomandazioni formulate per il paese di riferimento – le ultime risalgono a maggio – e a vari criteri determinanti, quali la transizione green&digital, il rafforzamento del potenziale di crescita, la creazione di posti di lavoro e la resilienza economica e sociale. Durante la valutazione, la Commissione potrà, se lo riterrà opportuno, richiedere l’opinione del Comitato economico finanziario, chiamato a stabilire da un punto di vista meramente tecnico il soddisfacimento dei vari target di riforma. Come da art. 134 Tfue che ne regola il funzionamento, il Comitato è un organo consultivo istituito per promuovere il coordinamento delle politiche degli stati membri che esprime pareri su richiesta (del Consiglio o della Commissione), in particolare, sul coordinamento delle politiche economiche e di bilancio. Si compone di alti funzionari delle amministrazioni nazionali e delle banche centrali, della Banca centrale europea e della Commissione, in cui gli stati membri, la Commissione o la Bce nominano ciascuno non più di due membri. Riguardo il Recovery fund, si legge, «il Comitato deve sforzarsi di raggiungere il consenso. Se, in via eccezionale, uno o più stati ritiene che ci siano delle serie deviazioni dal soddisfacente adempimento degli obiettivi, quest’ultimo può richiedere al Presidente del Consiglio di riferire la questione al Consiglio europeo successivo». Ciò dovrebbe avvenire entro tre mesi dalla richiesta di opinione del Comitato. Al contrario, in caso di positivo adempimento degli obiettivi, la Commissione europea adotta una proposta di decisione che dovrà essere approvata dal Consiglio, sulla base di una maggioranza qualificata, tramite un atto di implementazione che il Consiglio stesso dovrà rendere noto entro 4 mesi dalla proposta. In caso negativo, la Commissione, e quindi il Consiglio, può decidere di sospendere le erogazioni. È evidente come l’effettivo adempimento dei piani di riforma nazionali sia prerequisito essenziale per accendere al fondo, che prevede anche un prefinanziamento erogato nel 2021 del 10% dell’ammontare complessivo. In questo caso, quindi, l’Italia dovrebbe conformarsi in modo netto alle raccomandazioni che il Consiglio ha già formulato in maggio 2020, e che riguardano, nell’ordine, «posizioni di bilancio a medio termine prudenti [volte ad] assicurare la sostenibilità del debito», sostegno attivo all’occupazione, misure che forniscano liquidità all’economia reale, in particolare alle pmi, migliorare l’efficienza del sistema giudiziario e il funzionamento della p.a.

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