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«Fondi Ue, nella Pa le capacità ci sono ma vanno migliorate»

Nel 2020 tutti i programmi operativi finanziati dai fondi europei Fesr e Fse hanno raggiunto i target di spesa. Entro il 2023 devono spendere 29 miliardi di euro, 39 con i fondi agricoli. Massimo Sabatini è da poco più di un anno direttore dell’Agenzia per la Coesione territoriale. Gli abbiamo chiesto se vede un rischio di sovrapposizione con il Recovery plan e quindi ancora più difficile la spesa.

«Il risultato di dicembre è una buona notizia non solo perché raggiunto nell’anno del Covid, con cantieri chiusi per mesi e programmi di investimento delle imprese stravolti. Ma anche perché con oltre 6 miliardi certificati, i target sono stati superati con un buon margine, in linea col profilo crescente dei pagamenti. Inoltre, le spese emergenziali devono ancora in buona misura essere rendicontate e consentiranno un’accelerazione dei pagamenti già nei prossimi mesi. Lo sforzo è ingente, considerando la contemporaneità dei diversi programmi in campo: ma la risposta delle Amministrazioni dimostra che le capacità non mancano».

Quali sono i progetti più significativi finanziati?

I fondi Ue contribuiscono a numerosi progetti di rilievo: progetti di ricerca nelle specializzazioni intelligenti, l’Alta Velocità Napoli Bari, le metropolitane di Napoli o Catania, gli autobus ecologici e i treni regionali, il sostegno al capitale circolante delle imprese tramite il Fondo Centrale di Garanzia, l’edilizia scolastica, il sostegno alla didattica a distanza e tanti altri

Quali sono i programmi più a rischio disimpegno?

Alcuni Programmi, pur avendo centrato l’obiettivo, hanno livelli di spesa più bassi, anche per effetto dell’incremento delle risorse: è il caso delle Marche, con l’assegnazione aggiuntiva per la ricostruzione post sisma. Altri, come il PON Legalità, stanno facendo sforzi importanti per recuperare. In questi casi, più intenso deve essere lo sforzo amministrativo e più forte la cooperazione rafforzata con l’Agenzia: è anche il caso della Sicilia.

Cosa farete sui programmi in ritardo?

Accanto alla riprogrammazione e all’affiancamento già messi in campo, la partita si gioca sul terreno del rafforzamento strutturale della PA. Per questo la prima sfida per il 2021 è il rapido avvio dell’assunzione di 2800 giovani nelle amministrazioni del Sud per migliorare l’efficacia delle politiche di coesione. Già il Piano Sud 2030 voluto dal ministro Provenzano lo indicava come intervento chiave: lo è ancor di più ora.

I 12 miliardi di fondi React Eu e i 20 di Fsc accorpati al Recovery Fund saranno gestiti centralmente. Non è necessario coinvolgere le Regioni?

Complementarietà è la parola chiave. Una forte integrazione tra il PNRR e i programmi della Coesione è decisiva. Il PNRR avvia un primo esercizio di coordinamento con una parte della programmazione nazionale del FSC, ma richiama la necessità di un coordinamento più ampio.

A che punto è l’Accordo di partenariato sui fondi 2021-27?

In dirittura di arrivo: è in corso il confronto tecnico con la Commissione e con le Regioni sugli aspetti finanziari. È un documento più leggero rispetto al passato che punta a rafforzare gli aspetti strutturali della crescita, in coerenza col PNRR. È centrato sulla sfida della doppia transizione verde e digitale, per gli investimenti pubblici e privati. Con tre parole chiave: concentrazione nei luoghi in cui queste sfide si attuano, città o aree interne, e nelle priorità; semplificazione, su regole, strumenti e numero dei programmi; capacità amministrativa, vero elemento di competitività per territori e imprese.

Ritiene utile una migliore definizione dei ruoli tra Agenzia e Dipartimento per la Coesione?

Già con il Piano Sud è iniziato un riorientamento dell’azione dell’Agenzia, affiancando alla tradizionale azione di sorveglianza una volta alla esecuzione diretta degli interventi e alla prossimità ai territori. Stiamo lavorando ad un organico processo di riforma dell’Agenzia, concentrato proprio su tre priorità: sorveglianza, affiancamento e attuazione diretta. La migliore definizione dei ruoli deriverà da questa più chiara specializzazione.

Lei arriva dal mondo dell’impresa e guida l’Agenzia da un anno. Qual è il bilancio di questo primo anno e com’è la PA vista dall’interno?

Un anno intenso e impegnativo. La pandemia ha stravolto priorità e modalità di lavoro, e stressato il tema dell’efficacia delle politiche pubbliche. L’Agenzia è stata in prima linea in questo sforzo. Col ministro per il Sud abbiamo messo in campo numerose iniziative per rendere ancora più concreto il contributo della politica di coesione alla vita di tutti i giorni di cittadini, lavoratori e imprese. In sintesi: tanto lavoro fatto, tanto altro da fare, a partire dalla rigenerazione amministrativa, che deve riguardare anche noi, con un rafforzamento mirato e competenze nuove, necessarie ad affrontare sfide senza precedenti.

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