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Fondi Ue, finanziati più di 900mila progetti

Il conto alla rovescia è già iniziato. Mancano infatti undici mesi alla scadenza del 31 marzo 2017 per la certificazione della spesa alla Commissione Ue per evitare il disimpegno automatico delle risorse non utilizzate. Ma sono già oltre900 mila i progetti che hanno tagliato il traguardo ottenendo un finanziamento con la dote dei fondi Ue 2007-2013. Lo rivelano i dati di Opencoesione elaborati dall’Osservatorio Il Sole 24 Ore-Gruppo Clas, che consentono di tracciare un primo bilancio di chi ce l’ha fatta.
Circa la metà dei pagamenti effettuati (il 47%), tra fondi Ue e cofinanziamento regionale o nazionale, hanno riguardato la ricerca, le politiche per l’occupazione, i trasporti e le infrastrutture per tentare la via del rilancio durante gli anni bui della crisi. Restringendo il focus per tipologia di finanziamento, il Fse (Fondo sociale europeo) primeggia per numero di progetti andati a buon fine (87%), mentre il Fesr (Fondo europeo di sviluppo regionale), che si occupa tra gli altri, di progetti per la competitività delle imprese, l’agenda digitale e la protezione dell’ambiente, è invece in testa per valore delle risorse erogate (76 per cento). Non solo. «Il vero fiore all’occhiello della programmazione 2007-2013 – ricorda Chiara Sumiraschi, economista di Gruppo Clas – sono stati gli strumenti di ingegneria finanziaria, come fondi di garanzia e fondi di venture capital con un particolare focus sulle Pmi, che si sono affiancati alle forme tradizionali di contributi a fondo perduto». Dei 28 programmi cofinanziati dal Fesr, in base al database di Opencoesione, ben 20 hanno adottato questi strumenti soprattutto per finanziare investimenti in Ricerca, innovazione e competitività delle imprese. In particolare Lombardia, Lazio e Sardegna hanno dedicato almeno un terzo delle risorse a queste misure.
Vietato, però, adagiarsi sugli allori perché la Programmazione non è ancora conclusa. Il disimpegno delle risorse avverrà solo dopo l’istruttoria della Commissione Ue sui documenti presentati entro il 31 marzo 2017. Ma per soddisfare il target del 100% della spesa certificata entro quella data è necessario che a fine dicembre 2015 siano stati realizzati pagamenti rendicontabili almeno pari alla dotazione dei programmi. L’obiettivo è stato raggiunto da tutti i programmi, ma più basso è il livello di pagamenti registrato finora, più la strada sarà in salita.
Gli ultimi dati aggiornati a fine dicembre mostrano infatti che 20 programmi sui 52 totali presentano un livello di pagamenti al di sotto del 90% e/o una spesa da certificare entro marzo 2017 superiore al 20 per cento. Tra questi sono soprattutto otto i programmi che dovranno essere monitorati con attenzione perché non soddisfano nè l’uno nè l’altro target. Tra questi figurano tre programmi regionali (i Por Fse e Fesr della Sicilia e quello Fse del Lazio), uno interrregionale (Poin Convergenza Fesr Energie Rinnovabili e risparmio energetico) e quattro nazionali. La maglia nera dei pagamenti va al Programma nazionale Competitività e azioni di sistema che ha un livello pari ad appena il 58% della propria dotazione totale. Mentre la maggior spesa (46%) da certificare nei prossimi undici mesi Pon Fesr Reti e mobilità.
Ci sono poi sei programmi con pagamenti al di sotto del 90% ma con una spesa da certificare inferiore al 20 per cento. Fanno parte ad esempio di questo gruppo l’Abruzzo e il Molise (sia con il Fesr che con il Fse) e due programmi nazionali. Un terzo gruppo tra i “ritardatari”, riguarda poi sei programmi che presentano un livello di pagamento oltre il 90% della dotazione totale a loro assegnata, ma con più del 20% di spesa ancora da certificare. È il caso dei programmi Fesr di Calabria, Campania, Sardegna e Trento e di quello Fse della Lombardia. «Le autorità di gestione di questi programmi – sottolinea Sumiraschi – dovranno dedicare molto impegno alla certificazione della spesa. Lo sforzo è fattibile, ma richiede energie dedicate».
Una soglia di pagamenti inferiore al 100% a fine dicembre 2015, precisa Sumiraschi, «non significa necessariamente che un programma ha avuto una performance non ottimale. Gli strumenti di ingegneria finanziaria hanno infatti una regolamentazione specifica in base alla quale la data ultima per poter effettuare i pagamenti a favore dei destinatari è fissata proprio al 31 marzo 2017. Il mancato raggiungimento del requisito a fine 2015 potrebbe dunque essere dovuto all’utilizzo di questi strumenti».
I restanti 32 programmi sono invece al passo con la tabella di marcia e hanno un livello di utilizzo di oltre il 90% e una spesa certificata superiore all’80 per cento. Non solo. Tra questi ben 15 programmi hanno già raggiunto e superato la soglia del 100% della capacità di pagamento e ben 5 hanno già centrato anche il target del 100% della spesa certificata, con notevole anticipo rispetto alla scadenza del 31 marzo 2017. Si tratta dei programmi finanziati dal Fesr per Puglia, Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Liguria e Valle d’Aosta. Tutti, ad eccezione della Liguria, sono stati interessati dal Piano di azione Coesione che ha portato a una rimodulazione delle risorse comunitarie e a una riduzione della dote di cofinanziamento nazionale. «I risultati ottenuti – dice Sumiraschi – confermano il giudizio positivo sulla scelta di utilizzare il Piano di azione come strumento per accelerare la spesa dei programmi». Per chi invece è ancora in ritardo i prossimi mesi saranno cruciali.

Chiara Bussi

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