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Fondi Ue, cambierà la gestione

Potrebbe diventare una vera e propria rivoluzione nella gestione dei fondi europei quella che la Commissione europea e il Dipartimento sviluppo e coesione (Dps) stanno tentando di imporre con l’avvio dei Piani di rafforzamento amministrativo (Pra) a regioni e ministeri che stanno scrivendo i Programmi operativi (Por e Pon) per la programmazione 2014-2020. Dopo numerosi incontri a livello tecnico tra Bruxelles e il Dps, sono stati definiti le linee guida e il modello per la predisposizione dei Pra e a metà luglio sono stati inviati alle autorità di gestione dei programmi operativi in base ai quali ogni regione o ministero articolerà la spesa dei fondi europei e del relativo cofinanziamento.
Il nuovo strumento, imposto all’Italia per migliorare la spesa e l’efficacia del Fondo per lo sviluppo regionale e del Fondo sociale, diventerà parte integrante dei Por e dovrà prevedere standard di qualità nei tempi di attuazione di ciascun programma. Non riguarda i Psr, l’equivalente dei Por per il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (Feasr) che veicola i finanziamenti indiretti all’agricoltura.
La premessa è l’impietosa analisi di quanto è accaduto negli ultimi anni, cioè durante la programmazione 2007-2013 avviata sotto la responsabilità dell’allora ministro Fitto, terzo governo Berlusconi. «L’Italia – recita il primo capoverso del documento – si è caratterizzata per una strutturale difficoltà nella spesa dei fondi Ue». A ciò si associa «una più generale e diffusa inadeguatezza a realizzare politiche pubbliche in modo efficace e tempestivo a causa di un eccessivo carico burocratico e legislativo». Cause note, sia a Roma sia in Commissione, che hanno portato al rischio di perdere tra i 5 e i 7 miliardi di euro di fondi sui 30 della precedente programmazione.
Gli accordi tra Commissione e Dps prevedono che entro oggi regioni e ministeri inviino a Bruxelles una bozza preliminare del proprio Pra, con una prima diagnosi delle difficoltà sperimentate nella vecchia programmazione, da rendere via via più esplicita e dettagliata nella seconda tappa del percorso che porterà alla definizione del Piano entro fine ottobre. Entro il 31 dicembre, dopo l’analisi della Commissione con l’aiuto di esperti e gli eventuali correttivi, il Piano sarà adottato formalmente con la firma degli impegni da parte del presidente della regione (o del ministro per i Pon). Il nuovo strumento avrà un orizzonte di almeno due anni, con scadenze di monitoraggio prestabilite. Oltre all’analisi dei problemi del periodo 2007-2013 sulla base dell’esperienza diretta (tempi e procedure di attuazione, carenze in termini di competenze amministrative a tutti i livelli operativi coinvolti nell’attuazione dei programmi) ogni Pra dovrà indicare il responsabile politico degli impegni assunti da regione o ministero, il responsabile per la capacità amministrativa e i relativi ‘vice’ in modo da garantire la continuità della gestione. Devono poi essere definiti gli obiettivi di miglioramento e gli standard di qualità, guardando in primo luogo alla riduzione dei tempi delle procedure (3 mesi per selezionare i progetti dopo la chiusura del bando, tempi di pagamento non oltre i 4 mesi, riduzione di 2mesi dei tempi necessari per i controlli amministrativi, dimezzare il contenzioso…).
Una sezione del Piano dovrà essere dedicata agli interventi per rafforzare la capacità amministrativa privilegiando gli interventi «di semplificazione delle procedure». Proprio quest’ultimo punto è uno degli snodi fondamentali del Pra: semplificare, sia dal punto di vista legislativo che amministrativo, il sistema di gestione e di controllo dei Programmi operativi. La semplificazione dovrà riguardare anche gli interventi e le politiche finanziate con i fondi Ue: un esempio per tutti, le procedure per le autorizzazioni in materia ambientale. Sono previsti anche interventi sugli organici, con l’integrazione temporanea e la riorganizzazione del lavoro nei diversi uffici e amministrazioni coinvolte nella gestione dei fondi europei. L’obiettivo è di dotare gli uffici delle necessarie competenze per la gestione dei fondi Ue. Altra caratteristica sarà la trasparenza delle valutazioni e degli interventi previsti dal Pra.

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