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Fondi, sale la raccolta a 3,2 miliardi

L’anno inizia bene. L’industria del risparmio gestito a gennaio ha incassato complessivamente 6,6 miliardi, compensando ampiamente il deficit accusato a dicembre quando dai forzieri del settore uscirono 4,3 miliardi. E a differenza del mese precedente, questa volta il risultato è spalmato abbastanza equamente tra le gestioni collettive (3,2 miliardi ottenuti quasi esclusivamente attraverso i fondi aperti) e quelle di portafoglio che, grazie ai mandati istituzionali (3,3 miliardi) in totale hanno raccolto 3,4 miliardi. Sembra quindi che la crisi abbia smesso di attanagliare il sistema. E lo dimostra anche il patrimonio che ha oltrepassato la fatidica soglia di 1.200 miliardi, toccando un nuovo record. Di questa cifra il 56% fa capo alle gestioni di portafoglio e il restante 43,9 a quelle collettive.
I fondi comuni.
Dal comparto dei fondi arrivano conferme ma anche interessanti novità. Innanzitutto si è ripetuto il trend positivo in atto ormai da diverso tempo, ma questa volta non sono stati soltanto gli obbligazionari a correre, anzi. La tipologia che da mesi sta riscuotendo i maggiori consensi tra i risparmiatori, il mese scorso ha rallentato il passo, passando da 2,1 a 1,3 miliardi di raccolta. Il principale contributo al sistema – ecco la prima vera novità – è arrivato invece dai flessibili che nel giro di un mese hanno quasi quadruplicato il saldo, passando da 478 milioni a 1,9 miliardi e sono stati i prodotti che hanno incassato di più in assoluto. La seconda novità riguarda l’andamento di azionari e bilanciati; entrambe le categorie hanno invertito la rotta e sono tornate in territorio positivo, raccogliendo rispettivamente 204 e 364 milioni. Un segno evidente del riavvicinamento progressivo verso prodotti più dinamici e quindi una maggior propensione al rischio, incoraggiata anche dal buon andamento che i listini hanno evidenziato ultimamente, almeno fino alla vigilia dell’esito elettorale (nel primo mese dell’anno Piazza Affari si è rivalutata del 7%, l’Eurostoxx è salito del 3 e il mercato Usa ha superato il 2%). Ora che la volatilità è tornata prepotentemente sui mercati, però, questa tendenza potrebbe anche cambiare. Si vedrà.
Intanto solo i fondi monetari non accennano a risalire la china; per parcheggiare la liquidità lo strumento più gettonato resta il conto deposito. Per quanto riguarda la domiciliazione dei prodotti, poi, è ancora netta la supremazia dei fondi di diritto estero che hanno rastrellato oltre 3 miliardi, ma hanno archiviato il mese in territorio positivo pure i prodotti di diritto italiano, con il segno più per 138 milioni. Il patrimonio gestito si è così portato a 486 miliardi, con una rivalutazione dello 0,8% rispetto a dicembre. Invariata l’incidenza degli esteri (69,1%) sul totale.
Le performance.
Su base annua si è rivelata particolarmente azzeccata la scelta di chi ha optato per gli azionari Italia e area euro, saliti rispettivamente del 14,9 e del 14,3%, mentre hanno rallentato i fondi specializzati sui listini degli emergenti, cresciuti “solo” del 2,5%, vale a dire molto meno rispetto ai risultati conseguiti su base annua nei mesi precedenti. Per i bilanciati il rialzo medio è stato pari al 7,1%, quello dei flessibili del 6,9, mentre tra gli obbligazionari (+6,7% a livello di categoria) i risultati migliori sono arrivati nuovamente dai bond emergenti (11,6%) e dai prodotti area euro investment grade (8,5%). Negativi, invece, i governativi area dollaro a medio/lungo termine, in calo dell’1,8 per cento.

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