Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Fondi, ecco i primi 900 milioni

Fondo di emergenza, rebus sui criteri di riparto. I comuni si interrogano su come il governo dividerà la torta dei 3 miliardi (più 500 milioni alle province) stanziati dal decreto Rilancio (art.106 del dl 34/2020) per compensare le minori entrate sofferte a causa del Coronavirus. Oggi, come annunciato nei giorni scorsi (si veda ItaliaOggi del 27 maggio) dal ministro dell’economia Roberto Gualtieri, dovrebbe essere disposto il pagamento dell’acconto pari al 30% (pari a 900 milioni) del Fondo. L’acconto sarà erogato in proporzione alle entrate al 31 dicembre 2019 di cui al titolo I e alle tipologie 1 e 2 del titolo III, come risultanti dal Siope. Ciascun ente è stato quindi in grado fin da subito, mediante una semplice proporzione, di calcolare la propria assegnazione. Al riguardo, tuttavia, è bene chiarire che si tratta di criteri che nulla hanno a che fare con quelli che verranno utilizzati a regime e che sono rinviati a un decreto del ministero dell’interno da adottare entro il 10 luglio 2020, di concerto con il Mef e previa intesa in Conferenza stato città ed autonomie locali, sulla base degli effetti determinati dall’emergenza Covid-19 sui fabbisogni di spesa e sulle minori entrate (calcolate al netto delle minori spese, e tenendo conto delle risorse assegnate a vario titolo a ristoro delle predette minori entrate e delle maggiori spese), come valutati dall’apposito Tavolo tecnico istituito dalla stessa norma, che sarà composto da rappresentanti del Mef, del Viminale e di Anci e Upi.

È ragionevole pensare che difficilmente l’assegnazione definitiva sarà inferiore al 30% anticipato subito, perché altrimenti gli enti dovrebbero restituire le somme incassate in eccesso.

Ma è evidente che, per fare qualsiasi ragionamento sugli equilibri, occorra attendere il riparto, evitando facili tentazioni di calcolare il 100% riproporzionando il 30%. Al momento, inoltre, non si sa come saranno stimati le minori entrate e le maggiori o minori spese.

Un esempio vale per tutti: le economie derivanti dalle rinegoziazioni e dalle sospensioni dei mutui impatteranno sul calcolo o meno? La risposta può cambiare di molto la situazione di ogni ente, in base al scelte da compiere sostanzialmente al buio.

Il dl Rilancio prevede una verifica a consuntivo della effettiva perdita di gettito e dell’andamento delle spese, da effettuare entro il 30 giugno 2021. Ma si tratta di un orizzonte temporale troppo lungo.

Proprio ieri in audizione in parlamento sul dl Rilancio, i rappresentanti dell’Anci hanno chiesto un monitoraggio continuo e di medio periodo della dinamica delle risorse che, pur mantenendo ferma la data del 10 luglio, stabilisca un’ulteriore fase intermedia di verifica entro la fine di ottobre, per valutare le modalità di interventi aggiuntivi. Non solo. L’Anci contesta la riduzione dell’intervento compensativo statale alle sole funzioni fondamentali, posto che, nel caso dei comuni, la spesa per funzioni fondamentali è valutabile intorno al 70% della spesa totale e le spese per cultura, ambiente, sviluppo locale e sport, ad esempio, non sono considerate «fondamentali» nell’ordinamento vigente. Di qui la richiesta di ulteriori 2 miliardi (più altri 500 milioni alle province).

Sulla Tari che rischia di creare un ulteriore buco di bilancio di 400 milioni dopo l’intervento dell’Arera, l’Anci chiede al governo di predisporre «uno schema ragionevole e uniforme di agevolazione nazionale». Un’agevolazione parametrata sui tre mesi di difficoltà per le aziende sottoposte a lockdown (evitando distinzioni tra «quota variabile» e «quota fissa» della tariffa) nonché estesa alle famiglie in maggiore difficoltà, costerebbe secondo le stime dell’Anci 1,5 mld. di euro. Di questa cifra almeno 400 mln dovrebbero servire a coprire le esenzioni che l’Arera ha chiesto ai comuni di riconoscere alle utenze commerciali rimaste chiuse durante il lockdown. Per l’Anci il costo delle agevolazioni indicate da Arera non dovrà essere scaricato sulle famiglie e sulle aziende non direttamente colpite dalla chiusura delle attività produttive. Le province, anch’esse audite ieri nelle commissioni bilancio di Camera e Senato, oltre a lamentare un miliardo di perdite a causa della crisi del mercato automobilistico che ha fatto crollare Ipt e imposta sull’Rc auto, hanno chiesto risorse mirate per gli investimenti e semplificazioni per dare una spinta nell’immediato all’apertura dei cantieri.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Il colosso cinese Huawei non compare nella lista dei fornitori ammessi alla gara indetta da Tim e pa...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Tutti sulla nuvola a caccia dell’oro del secolo: i dati. Come custodirli, in sicurezza. E scambiar...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Rinvio al 30 settembre del termine per l'approvazione dei bilanci di previsione 2020-2022 e della sa...

Oggi sulla stampa