Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Fondi e Pir riaccendono Piazza Affari

Sono piccoli passi. Che modificano poco il quadro d’insieme attuale. Ma che, in prospettiva, potrebbero cambiare la struttura del mercato finanziario italiano: i Pir, Elite, il boom delle Spac e del risparmio gestito (i fondi hanno superato i 2mila miliardi di patrimonio), l’Ace, Brexit e le varie iniziative degli ultimi anni hanno l’ambizioso obiettivo di trasformare Piazza Affari, e più in generale il mercato finanziario italiano, in un vero volàno per le imprese e per il Paese. Guardando dall’alto i numeri della Borsa di Milano, che ha tutt’ora una capitalizzazione di appena il 36,7% rispetto al Pil contro una media del principali 19 Paesi europei del 192%, sembra cambiato poco. Ma altri numeri, dietro le quinte, dimostrano che la Borsa del nostro Paese cresce. E lasciano sperare sul futuro: ora che il sistema bancario non è più in grado di sostenere le imprese come un tempo, è infatti necessario che si sviluppi un sano e virtuoso mercato dei capitali. Il Sole 24 Ore ha raccolto alcuni dati: emerge che Borsa Italiana è ancora troppo piccola per essere un sostegno vero al Paese, ed è tutt’ora dominata dagli investitori esteri che hanno il 93% del flottante, ma qualcosa sta cambiando. Perché esistono oggi gli strumenti per superare alcuni dei “freni” storici che hanno sempre disincentivato lo sviluppo del mercato finanziario italiano. Almeno in parte.
Pir, la rivoluzione del 2017
Il primo problema che l’Italia è da sempre legato alle Pmi. Un’economia dominata dalle aziende di piccole dimensioni deve necessariamente avere un mercato che riesca a far arrivare capitale non bancario anche alle Pmi. Ebbene: nel 2017 qualcosa, su questo fronte, si è mosso. Grazie ai Pir, cioè i Piani individuali di risparmio che offrono forti incentivi fiscali ai risparmiatori che investono una parte dei loro denari proprio in Pmi. «I Pir sono stati il punto di svolta per il mercato italiano – osserva Francesco Perilli, presidente di Equita -. Negli ultimi mesi hanno favorito l’aumento dei volumi e hanno creato nuovi investitori sulle imprese di medie dimensioni». «I Pir rappresentano un vero cambiamento strutturale – aggiunge Alessandro Valeri, socio fondatore di Intermonte -. La nostra stima è che possano raccogliere 65-70 miliardi nei prossimi 5 anni e dunque riversare 20-25 miliardi su azioni e bond di piccole e medie imprese italiane».
In effetti i numeri già lo dimostrano dopo pochi mesi di vita di questi strumenti. All’Aim (il listino di Borsa Italiana dove sono quotate proprio le Pmi) gli scambi quest’anno sono aumentati del 517 per cento. E le quotazioni sono salite di oltre il 20%, con società che hanno superato il 300% di performance. Questo ha attirato nuovi investitori e ha convinto molte più aziende a quotarsi: dalle 57 società quotate sull’Aim nel 2014, oggi il listino delle Pmi è passato a 86. Insomma: la Borsa, grazie ai Pir, sta facendo arrivare capitali alle imprese di medie dimensioni. Questo non è un cambiamento momentaneo, ma strutturale. E di fondamentale importanza per una struttura imprenditoriale come quella italiana, bisognosa di capitali.
Elite e la cultura finanziaria
Ma la quantità di denaro che arriva sulle Pmi porterà davvero i suoi frutti solo quando molte piccole aziende andranno in Borsa. Altrimenti i Pir rischiano di creare solo una gigantesca bolla speculativa. E qui arriviamo al secondo grande problema italiano che ha sempre frenato lo sviluppo del mercato: il gap culturale. «I Pir hanno risolto il problema del finanziamento, ma resta il problema della scarsa propensione degli imprenditori di avvicinarsi alla Borsa» osserva Bruno Rovelli, chief investment strategist di BlackRock Italia.
Su questo fronte “ci sta provando” ormai da anni Elite: una “palestra” che serve per aumentare la cultura finanziaria delle imprese (in Italia molto bassa) e ad avvicinarle al mercato dei capitali. «Elite, che conta oggi 601 aziende da 25 Paesi, sta crescendo oltre le aspettative in Italia, anche grazie al contributo di Confindustria e al recente ingresso di CDP nel capitale» sottolinea Luca Peyrano, ceo di Elite, che accompagna le aziende nel percorso di crescita e anche di avvicinamento alla quotazione in Borsa. Cambiare la cultura di un Paese non è facile, ma – complice anche la “gelata” del mondo bancario – qualcosa potrebbe piano piano migliorare anche su questo fronte.
I pesi dei fondi italiani
Un altro freno allo sviluppo del mercato finanziario italiano è la scarsità di investitori domestici: basti solo pensare che i fondi pensione ancora oggi (dato Covip) su 151 miliardi di patrimonio investono solo 1,1 miliardi in azioni italiane. Attualmente – calcola Factset – solo il 7% del flottante delle aziende dell’indice Ftse Mib è in mano a investitori istituzionali italiani: il restante 93% è invece in mano agli esteri. Questo espone il mercato italiano, a differenza di quelli di altri Paesi, a una maggiore volatilità. Soprattutto perché il 40% circa del flottante è in mano a fondi Usa, più propensi al mordi e fuggi.
Eppure i risparmi degli italiani non mancano. Gli ultimi dati di Assogestioni lo confermano: la raccolta netta del risparmio gestito è infatti salita a 29,1 miliardi dai 27,86 miliardi dei primi tre mesi dell’anno, a un totale che sfiora i 57 miliardi da inizio 2017. E il patrimonio netto ha toccato il nuovo record di 2012,7 miliardi, contro 1.985,5 miliardi a fine marzo. La raccolta netta dei Pir ha raggiunto i 5,3 miliardi da gennaio. Il problema è che i gestori italiani sono più propensi ad investire all’estero: ma questo è il prossimo progresso che Piazza Affari dovrà fare.

Monica D’Ascenzo
Morya Longo

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Cinque nomi nuovi, a partire da Andrea Orcel, cinque conferme (più Pier Carlo Padoan, cooptato da p...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Francesco Gaetano Caltagirone segue le orme di Leonardo Del Vecchio e, dopo anni passati ad arrotond...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Zero profitto, zero dividendo: così la Bundesbank ha chiuso il bilancio 2020, un bilancio pandemico...

Oggi sulla stampa