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Fondi per dragare i porti turistici Sale l’allerta del leasing nautico

Ottimismo e progetti di crescita, ma anche questioni ancora da risolvere, come le nuove regole Ue sul leasing per le barche da diporto, che penalizzano l’Italia rispetto ad altri Paesi, e la mancanza di un piano dragaggi nazionale che comprenda anche i porti turistici. Questioni su cui il Governo non sembra, al momento, prestare grande attenzione.

Si è aperta ieri la 61° edizione del Salone nautico di Genova, all’insegna di dati molto soddisfacenti per le imprese, come anticipato dal Sole 24 Ore. Il settore, nel 2021, ha detto Saverio Cecchi, presidente di Confindustria nautica, «avrà una crescita del 23,8% rispetto al 2020 ma sono sicuro che, a fine 2021, questo numero potrà essere anche più alto, arrivando a un fatturato della produzione di oltre 6 miliardi, che era il fatturato del 2008». Confermata anche la stima dell’indotto creato dalla kermesse sulla città: intorno ai 65 milioni di euro. Anche il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, intervenendo all’inaugurazione, ha sottolineato che la «61° edizione si preannuncia un grande successo» che «parte dalla costruzione dello scorso anno: in un momento di grande difficoltà del Paese e di tutte le imprese voi c’eravate e io me lo ricordo perché ero qui con voi. Abbiamo costruito, ne sono certo, il successo di quest’anno e degli anni futuri». E richiamando le eccellenze dell’industria italiana, Bonomi ha ricordato che ai «Boat international design awards, che si sono tenuti quest’anno a luglio a Milano, su 83 finalisti, 51 erano italiani». Insomma, «un successo importantissimo, segno evidente di quello che sappiamo fare e di quello che sappiamo rappresentare nel mondo. Però – ha aggiunto – nel dibattito pubblico italiano questa capacità della nostra imprenditoria viene molto sottovalutata». Ricordando «un vecchio detto: il marinaio non prega il vento ma impara a navigare», Bonomi ha continuato, sottolineando che questo «è il mestiere dell’imprenditore: tenace nell’imparare, innanzitutto dagli errori, senza arrendersi mai; perché mettiamo, davanti a tutto la serietà, la coerenza e la professionalità. E in Italia, purtroppo, non è detto che venga sempre riconosciuto come un pregio».

Parole cui hanno fatto eco quelle di Cecchi, rivolte al ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibile, Enrico Giovannini, che ha partecipato alla tavola rotonda di apertura del Salone. «L’industria c’è – ha affermato Cecchi – e la nautica fa la sua parte. Siamo i migliori. Ma mentre noi produciamo reddito, lo Stato perde incassi. Ad esempio con la nuova riforma, imposta dall’Ue, per il leasing, gli armatori stranieri di yacht, che prima stipulavano i contratti di leasing in Italia, adesso vanno a stipulare all’estero. Dobbiamo dire al ministro dell’Economia, Daniele Franco, che perderà circa 40 milioni (dato che viene dal calcolo del gettito Iva che, con le nuove regole Ue, non entrerà più nelle casse statali, ndr). Quanti autobus avremmo comprato con quei 40 milioni?».

Cecchi ha anche sottoposto altri temi al ministro: la mancanza di un piano dragaggi per i porti turistici e la necessità di semplificazioni: «Lavoriamo bene – ha detto – con la direzione Trasporto marittimo, però poi le norme si fermano, si insabbiano. Abbiamo bisogno di accelerare».

«Per molto tempo – ha risposto Giovannini – l’Italia non ha dato un chiaro segnale di dove volesse approdare. Ora ha un’idea di dove vuol essere entro pochi anni. Mi rendo conto che ci può essere dello scetticismo, ma può e deve essere smentito da eventi come il Salone, che confermano che l’Italia ha fatto un salto culturale. Per questo, oltre 4 miliardi sono stati inseriti nel Pnrr per il potenziamento e la trasformazione dei porti italiani, fondi che non si erano mai visti. Altro elemento cruciale dello sviluppo è l’interconnessione tra aeroporti e porti con ferrovie e autostrade. Non dimentichiamo infine i piccoli scali per la nautica da diporto, che è nelle preferenze delle famiglie italiane. Anche il tema dei dragaggi è all’attenzione del Governo».

Il ministro ha però poi chiarito che «i fondi della nautica da diporto non sono nel Pnrr. Ma quest’ultimo non esaurisce tutte le risorse disponibili. Peraltro, noi stiamo lavorando in modo sinergico con altri fondi»; le risorse per la nautica «quindi – ha concluso Giovannini – non sono sul Pnrr ma su altri fondi d’investimento». Nessun riferimento, invece, al leasing nautico, se non una generica sottolineatura del fatto che il Governo sta lavorando sulle semplificazioni.

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