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Fondi pensione, versamenti sospesi per 1,2 milioni

È stato un anno bifronte il 2012 della previdenza complementare. Da una parte sono salite a 1,2 milioni le persone che hanno sospeso i versamenti ai fondi pensione «privati» — complice la crisi —, 100 mila in più rispetto al 2011 e 500 mila in più negli ultimi cinque anni. Dall’altra, il rendimento dei fondi integrativi è stato largamente superiore a quello del Tfr con tassi tra l’8% e il 9%. Sono i numeri della relazione annuale della Covip, la Commissione di vigilanza sui fondi pensione.

La relazione racconta un mondo che — nelle intenzioni di molti — dovrà sostituire in parte le tradizionali pensioni pubbliche, alle prese con l’invecchiamento della popolazione e gli effetti della crisi sui contributi versati da aziende e lavoratori.

Le duecento e passa pagine della Covip non parlano naturalmente solo di iscritti e rendimenti, ma fanno anche un confronto tra Italia e resto del mondo. E qui si scopre la passione per l’estero di molti fondi pensione italiani. Il loro valore complessivo, a fine 2012, era di 76,4 miliardi di euro, di cui una gran parte investiti oltre confine.

Qualche esempio? I fondi hanno impiegati 11 miliardi in azioni, di cui 660 milioni (lo 0,9% del totale generale) in Italia: il resto ha valicato le Alpi. La situazione è simile sul versante degli altri (rispetto alle obbligazioni di Stato) titoli di debito, quindi soprattutto i bond societari: 8,1 miliardi investiti, di cui 1,7 in Italia e il resto all’estero. Sui titoli di Stato, invece, la previdenza integrativa ha puntato soprattutto su Btp e simili: 21,3 miliardi su un totale di 38,7 (che a sua volta vale la metà di tutti gli investimenti).

C’è poi un altro confronto che non è sfuggito agli occhi di qualche esperto del settore. Quei 660 milioni impiegati in azioni italiane si riferiscono — si legge nella relazione — a società «quasi integralmente quotate». Presumibilmente, sono tutte di certe dimensioni. Sembrano quindi al momento poche le risorse che — dalle tasche dei lavoratori italiani e delle loro future pensioni — sono indirizzate alle piccole e medie imprese, componente determinante dell’economia nazionale e del suo futuro. D’altronde, sul mercato non sono particolarmente diffusi gli strumenti finanziari focalizzati sulle Pmi. Insomma, ci sarebbe spazio per sviluppare un anello di raccordo tra chi ha i soldi (i fondi) e chi ne ha tanto bisogno (le aziende sotto una certa soglia dimensionale). «Non interessa forse ai nostri pensionati di oggi avere — oltre alla pensione integrativa — anche lavoro per le nuove generazioni?», si chiede Andrea Crovetto, direttore generale di Banca Finnat. «Se uno guarda solo al benchmark globale e al rendimento della finanza — sostiene Crovetto —, che se ne fa poi di figli e nipoti disoccupati?».

Tornando alla fotografia scattata dalla Covip nel 2012, gli iscritti ai fondi di previdenza integrativa erano 5,8 milioni con un aumento del 5,3% sul 2011. Sono invece calati (-1,2%) i soli iscritti ai fondi negoziali (quelli contrattuali).

Il tasso di adesione complessivo dei lavoratori dipendenti pubblici e privati e di quelli autonomi è del 25,5%, un quarto del totale degli occupati (la quota scende al 20,2% se si guarda solo a chi alimenta regolarmente la propria posizione). Sono 442 mila le nuove adesioni, a cui però hanno fatto da contraltare 150 mila usciti dal sistema, soprattutto per riscatti e prestazioni pensionistiche, e naturalmente le sospensioni record dei versamenti.

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