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Fondi pensione, il governo rilancia

Premesso che il sistema pensionistico attuale garantisce la sostenibilità, il governo intende impegnarsi per superare la frammentarietà della contribuzione che una vita lavorativa più incerta produrrà, nonché spingere sulla leva della previdenza integrativa per assicurare un’anzianità dignitosa ai giovani di oggi.
Sono stati questi i concetti fondamentali espressi ieri dal ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Enrico Giovannini, nel corso di un tour milanese iniziato nella mattinata con la partecipazione alla presentazione del “Primo rapporto sul secondo welfare” (si legga anche l’articolo a fianco) e nel pomeriggio con due interventi alle università Bocconi e Bicocca.
Il tema, preoccupante, della frammentazione contributiva è stato affrontato quando alla fondazione Cariplo si è discusso del cosiddetto “secondo welfare”, allorchè Giovannini ha chiesto alla parti sociali, ma anche al mondo delle assicurazioni, di ragionare assieme sugli accordi e le iniziative già promosse a livello locale per studiare un modello di buone pratiche.
«Dobbiamo trovare soluzioni per consentire di versare contributi in modo da saldare i vari pezzi della vita lavorativa – ha detto il ministro – pensando a una loro flessibilizzazione e in quest’ottica bisogna capire se ci sono già soluzioni in periferia. Siamo, del resto, davanti ad un fenomeno – ha continuato – simile a quello accaduto tanti anni fa quando ci fu il passaggio dall’agricoltura all’industria e quando lo Stato si fece carico dei contadini, che avrebbero avuto pensioni da fame».
Il tema della previdenza integrativa è stato, invece, toccato nell’ambito degli “Stati generali delle pensioni” organizzati dall’università Bocconi e Deutsche Bank, con particolare riferimento all’adeguatezza delle pensioni in futuro. «La previdenza integrativa è fondamentale per assicurare trattamenti futuri in un momento in cui l’economia cresce, in un momento in cui la disoccupazione si riassorbe. Questa è la priorità numero uno a cui tutti dobbiamo lavorare».
Sul secondo pilastro il ministro ha sottolineato che l’Italia ha già fatto molto e nel nostro paese non si sono verificati casi di investimenti non sostenibili e fallimenti di alcuni fondi con conseguente calo della contribuzione da parte dei lavoratori, come riportato anche nel recente rapporto “Pensions at a glance” dell’Ocse.
Tuttavia, citando il rapporto Ocse, il ministro ha ricordato quanto questo tema sia delicato. «Il rapporto ci dice che esiste un problema sulla previdenza complementare. In alcuni Paesi si sta imponendo obbligatoriamente il contributo alla previdenza complementare. Se si vuole andare in questa direzione, però, si deve discutere dei costi di gestione perché è difficile giustificare l’obbligo di investire in qualche cosa che ha come unica certezza il rendimento del gestore». Favorevole all’obbligatorietà, invece, Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, a patto che il governo poi non vi attinga per recuperare risorse.
Sostenibilità e adeguatezza delle pensioni, comunque, sono strettamente legate all’andamento del Pil e dell’occupazione. «È necessario – ha precisato Giovannini – che il nostro sistema pubblico abbia una crescita persistente e continua adeguata, non lo zero virgola. Senza questo non c’è sistema che regga per offrire pensioni adeguate. Pensare che ci sia un’alternativa a stimolare e realizzare una crescita adeguata è una fantasia. Questo, è molto chiaro nel rapporto Ocse, vale per tutta l’Europa non solo per noi».

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