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Fondi pensione, Covip: con il Covid iscritti su ma il 27,4% non versa

La crisi innescata dalla pandemia si è fatta sentire anche sul sistema di previdenza complementare. Che però non è crollato. A fine 2020 sono risultati comunque in crescita i rendimenti dei fondi pensione negoziali e dei fondi aperti, che, al netto dei costi di gestione e della fiscalità, hanno guadagnato rispettivamente il 3,1 e il 2,9% (a differenza del -0,2% dei “nuovi” Pip di ramo III), mentre il Tfr si è rivalutato nello stesso periodo dell’1,2 per cento. Anche le adesioni hanno fatto registrare un incremento del 2,2%, seppure molto più contenuto di quello del 2019, raggiungendo quota 8,4 milioni. Ma lo scorso anno il 27,4% degli iscritti (circa 2,3 milioni) non ha versato contributi, senza considerare che ben da un milione di soggetti risultava un’assenza di versamenti da almeno cinque anni. Ancora basso poi è stato il ricorso alle pensioni integrative da parte degli “under 35”, che rappresentano appena il 22,7% di tutto il bacino, e delle donne, ferme a quota 38,3 per cento. Una fotografia dai colori non proprio brillanti quella scattata dalla Commissione di vigilanza sui fondi pensione con la relazione annuale per il 2020. Ma il presidente della Covip, Mario Padula, ha tenuto a sottolineare che «il sistema ha nel suo complesso fornito una risposta positiva alla pandemia».

Per i prossimi mesi, però, restano molte le incognite legate alle ricadute sul mondo del lavoro dell’ormai prossimo superamento di molte misure emergenziali adottate dal governo, come ad esempio il blocco dei licenziamenti. Anche lo scorso anno il tasso di partecipazione alle forme di previdenza integrativa rispetto alla forza lavoro non è andato oltre il 33%, risultando comunque in aumento rispetto al 28,9% del 2017 per l’effetto concomitante della crescita degli iscritti (840.000 unità in più nello stesso periodo considerato) e anche della diminuzione, soprattutto nel 2020, degli occupati (716.000 unità in meno). Le adesioni, nel complesso, si sono concentrate sui fondi negoziali, che a fine 2020 contavano 3,2 milioni di iscritti, mentre quasi 1,6 milioni erano quelli ai fondi aperti e 3,3 milioni ai “nuovi” Pip (i piani individuali). Ad essere attratti delle pensioni complementari sono soprattutto gli uomini (61,7%). E anche l’andamento del 2020 conferma il gap generazionale con la prevalenza delle classi intermedie e più prossime all’età di pensionamento: il 51,6% degli iscritti è risultato con un’età compresa tra 35 e 54 anni, il 31% aveva almeno 55 anni mentre gli under 35 si sono fermati al 22,7%. A livello geografico è il Nord a mostrarsi più sensibile alle forme di previdenza integrativa con il 57% degli aderenti.

Il risparmio previdenziale ha raggiunto i 290 miliardi, e la fetta più cospicua, 198 miliardi, è quella riconducibile ai fondi pensione, alla quale si aggiungono i 96 miliardi delle Casse di previdenza registrati nel 2019, in crescita, come è noto, di 9 miliardi rispetto al 2018. E lo stesso Padula ha tenuto a evidenziare che «Fondi e Casse possono svolgere un ruolo importante a supporto dell’economia nell’emergenza pandemica, assumendo iniziative che si inquadrino in un progetto di ampio respiro che abbia il baricentro nella promozione della crescita, come il Pnrr». Cgil, Cisl e Uil, invece, hanno evidenziato come dalla quadro tratteggiato dalla Covip emerga «la bontà dei fondi pensione italiani» e soprattutto del modello negoziale.

Le risorse accumulate dalle forme di previdenza complementare sono aumentate del 6,7% sul 2019. «Un ammontare – si legge nella relazione della Covip – pari al 12% del Pil e al 4,1% delle attività finanziarie delle famiglie italiane». In tutto, alla fine dello scorso anno, risultavano attivi 372 fondi pensione: 33 “negoziali”, 42 “aperti”, 71 Pip e 226 fondi preesistenti. Gli investimenti in prevalenza sono stati indirizzati su obbligazioni governative e titoli di debito (il 56,1%), con una quota del 17,5% di titoli di debito italiano. In aumento i titoli di capitale giunti a quota 19,6% (18,9% nel 2019). Sempre nel 2020 il flusso dei contributi ai fondi pensione ha raggiunto i 16,5 miliardi: 5,5 miliardi ai fondi negoziali (+2,9%), 2,3 miliardi ai fondi aperti (+5,9%), 4,6 miliardi ai Pip (+1,6%) e 3,9 miliardi ai fondi preesistenti (+0,2%). Il contributo medio per singolo iscritto è stato di 2.740 e le prestazioni erogate sono state in totale 8,6 milioni.

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