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Fondi pensione, al via gli sconti fiscali

Dopo lunghi mesi di gestazione ha visto la luce il decreto che offre uno sconto fiscale ai fondi pensione e alle Casse previdenziali che investano nell’economia reale. Il ministro Pier Carlo Padoan ha firmato martedì scorso il provvedimento che permette a questi investitori istituzionali di ottenere un credito di imposta, per un valore annuo di 80 milioni di euro, in caso di allocazione di una porzione delle loro risorse in azioni, obbligazioni o quote di organismi collettivi del risparmio, con un obiettivo di medio-lungo termine. Per almeno 5 anni fondi pensione e Casse dovranno mantenere tra i loro asset titoli di un ampio ventaglio di settori produttivi: «infrastrutture turistiche, culturali, ambientali, idriche, stradali, ferroviarie, portuali, aeroportuali, sanitarie, immobiliari pubbliche non residenziali, delle telecomunicazioni, comprese quelle digitali, e della produzione e trasporto di energia». Un ventaglio in alcuni punti allargato rispetto alle bozze del decreto circolate nei mesi scorsi (vedi Il Sole 24 Ore del 26 marzo), alle infrastrutture turistiche, culturali e ambientali, oltre agli immobili pubblici non residenziali; sono invece uscite dall’universo investibile le aziende in crisi e dissesto finanziario. 
La misura attua quanto stabilito dalla legge di Stabilità 2015, che aveva innalzato l’imposizione fiscale sui rendimenti annui di questi soggetti, fatta eccezione per il pro quota relativo ai titoli di Stato dei paesi Ocse (fermi al 12,5%). Il beneficio fiscale si sostanzia in una riduzione dell’aliquota versata sul rendimento annuo delle gestioni per le Casse dal 26 al 20% mentre per i fondi pensione dal 20 all’11%. Dal punto di vista operativo i soggetti istituzionali dovranno versare all’Agenzia delle entrate l’ammontare fiscale “pieno”, chiedendo successivamente di ottenere il credito di imposta corrispondente comunicandolo tramite modello F24 all’Agenzia. Le eccedenze rispetto al plafond di 80 milioni di euro annui, secondo quanto previsto dall’art.5 comma 2 del decreto, verranno decurtate percentualmente (pro quota) tra tutti i soggetti che ne avranno fatto richiesta.
Se su molti punti il testo finale del decreto ha fatto passi in avanti – il citato allargamento del ventaglio investibile – in altri i passi in avanti sono stati limitati. L’art. 2 al comma 2 il decreto dà tempo a fondi e Casse solo 30 giorni per reinvestire i titoli eventualmente scaduti prima della soglia dei 5 anni minimi (in una precedente versione del testo si parlava di 10 anni per alcuni titoli). Ancor più delicato il tema dei controlli in materia fiscale, che si vanno a innescare con procedure burocratiche aggiuntive su una materia peraltro già vigilata da un’Authority preposta, come la Covip. La formula utilizzata («L’agenzia delle entrate può acquisire il parere del Dipartimento delle Finanze») lascia trasparire la difficoltà di inserire automatismi nell’articolazione di dialogo tra il Dipartimento del Mef e l’Agenzia nell’erogazione del credito di imposta. Il bicchiere è mezzo vuoto agli occhi di chi sperava che il plafond potesse essere innalzato: da anni fondi pensione e Casse studiano il modo migliore per veicolare parte degli asset in portafoglio nell’economia reale, stimato in almeno 2/3 miliardi l’anno. Il dialogo con l’esecutivo era prossimo a sortire una soluzione idonea l’autunno scorso; naufragato poi con l’aumento della tassazione imposto con la legge di Stabilità.

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