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Fondi patrimoniali super-protetti

di Debora Alberici 

Illegittima l'ipoteca sul fondo patrimoniale se i contribuenti provano che la loro evasione fiscale nulla ha avuto a che vedere con l'acquisto degli immobili. Vale a dire che si è determinata per altre attività che esulano da quelle attinenti al fondo stesso.

È quanto si evince dalla sentenza n. 1295 depositata dalla Corte di cassazione il 30 gennaio 2012.

Con motivazioni laconiche gli Ermellini, pur dando torto ai contribuenti nel caso specifico, hanno mostrato una certa apertura garantista sul fondo patrimoniale in caso di evasione fiscale.

Insomma, sarebbe stato sufficiente alla coppia dimostrare che l'evasione fiscale è derivata da bisogni improcrastinabili della famiglia.

Non c'è un'esclusione tout court della possibilità da far cadere l'ipoteca spiccata da Equitalia.

In particolare i ricorrenti hanno chiesto al Collegio di legittimità di stabilire se «il debito tributario e/o fiscale, anche derivante da evasione fiscale, e più in generale il debito da illecito è per sua natura estraneo ai bisogni della famiglia ex art. 170 c.c.?»

Questo motivo è stato tacciato di inammissibilità. «A parte che l'accertamento relativo alla riconducibilità dei beni alle esigenze della famiglia», si legge in sentenza, «costituisce accertamento di fatto, istituzionalmente rimesso al giudice di merito e censurabile in sede di legittimità solo per vizio di motivazione il quesito appare inadeguato, non dando conto delle ragioni della decisione, quali esposte».

Dunque la Cassazione ha condiviso le motivazioni dei giudici di merito che hanno respinto la domanda della coppia di annullamento dell'ipoteca sul fondo, precisando che «gli attori non hanno fornito la prova, su di essi gravante, della estraneità del debito ai bisogni familiari e della conoscenza della estraneità in capo al creditore».

Il caso. La vicenda riguarda una coppia di Torino. I due avevano messo in atto una grossa evasione fiscale e contestualmente avevano costituito un fondo patrimoniale su alcuni immobili della famiglia. La società di riscossione li aveva aggrediti, iscrivendo un'ipoteca sui beni. I due l'avevano impugnata di fronte al Tribunale di Torino ma senza successo. La decisione era stata poi confermata dalla Corte d'Appello piemontese. Quindi la coppia ha presentato ricorso in Cassazione lamentando che la società di riscossione non aveva provato l'estraneità del credito ai bisogni della famiglia.

Una tesi, questa, disattesa terza sezione civile che ha respinto tutti i motivi del ricorso.

Anche la Procura generale di Piazza Cavour aveva sollecitato il Collegio nel senso di confermare la legittimità dell'ipoteca.

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