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Fondi patrimoniali, l’ipoteca è a rischio

È legittimamente iscritta l’ipoteca su beni oggetto di un fondo patrimoniale laddove non se ne dimostri l’estraneità del debito contratto ai bisogni della famiglia né si rappresenti la conoscenza che il creditore avesse di tale estraneità. È quanto affermato dalla Corte di cassazione con l’ordinanza n. 19758/2019. Al centro del ricorso ai giudici di legittimità, proposto dal contribuente, c’era una sentenza della Ctr Piemonte con cui era stata riformata la sentenza di primo grado che aveva accolto il ricorso di parte, proposto contro un avviso di iscrizione ipotecaria che aveva colpito i beni costituiti in un fondo patrimoniale dal ricorrente. Secondo i giudici di secondo grado, il contribuente non aveva dimostrato l’estraneità dei debiti alle necessità della famiglia. La Corte ha richiamato suoi precedenti in forza dei quali ha rigettato il ricorso. Stabiliva, infatti, che i presupposti di applicabilità di cui all’art. 170 c.c. ai fini dell’esclusione dalla pignorabilità dei beni costituiti in un fondo patrimoniale debbono esser provati. In sostanza, va provato che il debito per cui si procede sia stato contratto per scopi estranei ai bisogni della famiglia e che il creditore procedente fosse a conoscenza di tale estraneità (cfr. Cass. 19/02/2013, n. 4011; Cass. 30/05/2007, n. 12730; Cass. 31/05/2006, n. 12998). A nulla rileva, prosegue la Corte nella motivazione della sentenza, che il debito sia insorto nell’esercizio dell’attività di impresa, non essendo questo un dato utile a escludere o a dimostrare automaticamente il riferirsi del debito ai bisogni della famiglia.

In maniera chiara i supremi giudici affermano che «il criterio identificativo dei debiti per i quali può avere luogo l’esecuzione sui beni del fondo va ricercato non già nella natura dell’obbligazione ma nella relazione tra il fatto generatore di essa e i bisogni della famiglia, sicché anche un debito di natura tributaria sorto per l’esercizio dell’attività imprenditoriale può ritenersi contratto per soddisfare tale finalità, fermo restando che essa non può dirsi sussistente per il solo fatto che il debito derivi dall’attività professionale o d’impresa del coniuge (…)».

Nel caso esaminato tuttavia il ricorso era rigettato proprio perché alcuna prova aveva allegato il contribuente in merito all’estraneità del debito ai bisogni della famiglia, né alla conoscenza di detta estraneità in capo al creditore.

Benito Fuoco

(…) la Ctr del Piemonte accoglieva l’appello proposto dall’Agenzia delle entrate nei confronti di F. M. avverso la decisione di primo grado che aveva accolto il ricorso del contribuente avente a oggetto avviso di iscrizione ipotecaria su un bene costituito in fondo patrimoniale. La Ctr affermava che il contribuente non aveva dimostrato l’estraneità dei debiti alle necessità della famiglia.

Avverso la suddetta sentenza il contribuente propone ricorso per cassazione, (…)

Il ricorso non è fondato. Va ribadito il principio affermato da questa Corte, e correttamente applicato dal giudice di merito, per il quale l’onere della prova dei presupposti di applicabilità dell’art. 170 c.c., e in particolare, per quanto rileva in questa sede, che il debito per cui si procede sia stato contratto per scopi estranei ai bisogni della famiglia e che il creditore sia a conoscenza di tale estraneità, grava sulla parte che intende avvalersi del regime di impignorabilità dei beni costituiti in fondo patrimoniale (Cass. 19/02/2013, n. 4011; Cass. 30/05/2007, n. 12730; Cass. 31/05/2006, n. 12998).

Questa Corte, con la sentenza del 5/03/2013, n. 5385, proprio in relazione a una iscrizione ipotecaria effettuata dall’esattore sui beni di un fondo patrimoniale, ha affermato che l’art. 170 c.c., nel disciplinare le condizioni di ammissibilità dell’esecuzione sui beni costituiti nel fondo patrimoniale, detta una regola applicabile anche all’iscrizione di ipoteca non volontaria, ivi compresa quella di cui all’art. 77 del dpr 3 marzo 1973, n. 602, di cui all’evidenza si discute nella controversia all’esame con la conseguenza che l’esattore può iscrivere ipoteca su beni appartenenti al coniuge o al terzo, conferiti nel fondo, qualora il debito facente capo a costoro sia stato contratto per uno scopo non estraneo ai bisogni familiari, e quando, ancorché sia stato contratto per uno scopo estraneo a tali bisogni, il titolare del credito, per il quale l’esattore procede alla riscossione, non conosceva l’estraneità ai bisogni della famiglia; viceversa, l’esattore non può iscrivere l’ipoteca su detti beni e l’eventuale iscrizione é illegittima se il creditore conosceva tale estraneità.(…)

La Ctr piemontese infatti, ha ritenuto che il contribuente non avesse nemmeno allegato la prova dell’estraneità del debito ai bisogni della famiglia, né della conoscenza di detta estraneità in capo al creditore. Il ricorso deve essere, pertanto, rigettato.(…)

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