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Fondi: fuga da bond e monetari, denaro sulle azioni

La vittoria di Trump alle elezioni presidenziali negli Usa ha imposto agli investitori una drastica rotazione di portafoglio. La scommessa sugli effetti inflattivi della politica economica della nuova amministrazione, combinata con la sempre più probabile stretta sui tassi da parte della Fed, ha spinto gli investitori a vendere pesantemente obbligazioni per posizionarsi sull’azionario. Tra il 9 e il 16 di novembre, segnala Epfr Global, i fondi obbligazionari in tutto il mondo hanno registrato deflussi per 18 miliardi di dollari (secondo peggior deflusso settimanale di tutti i tempi). Con pochissime eccezioni, come i fondi dedicati ai bond indicizzati all’inflazione, l’emorragia di risorse dal segmento obbligazionario è stata pesante. Paricolarmente sostenuto, ad esempio, è stato il deflusso dai fondi bond emergenti che hanno registrato il peggior deflusso settimanale di sempre (6,63 miliardi di dollari netti). I ribassi sul mercato obbligazionario sono strettamente correlati al rialzo del dollaro come si può vedere dal grafico in pagina che mostra l’andamento speculare di Dow Jones dollar index (indice che misura le quotazioni della valuta Usa rispetto a un paniere di controparti) e dell’indice obbligazionario globale Merrill Lynch Pimco Global Advantage Total Return.
Con l’incertezza sul risultato elettorale gran parte dei gestori aveva incrementato la quota di liquidità in portafoglio. Ora quest’incertezza non c’è più e questa liquidità può essere smobilizzata. Non stupisce così il deflusso da 14 miliardi netti registrato dai fondi monetari.
Dai fondi obbligazionari a quelli monetari la liquidità si è spostata in maniera decisa sull’azionario. I fondi equity hanno registrato capitali in entrata per 27 miliardi di dollari. Già prima del voto una quota rilevante di investitori si era posizionata sui fondi equity Usa a testimonianza di come una parte del mercato avesse già iniziato a scontare il cosiddetto «reflation» trade. Cioè la citata speculazione sulla ripresa dell’inflazione. Nella settimana post-elettorale – segnala Epfr Global – ad essere favoriti sono stati in particolare gli Etf (fondi che replicano gli indici) specializzati in società ad alta e bassa capitalizzazione con preferenza per i settori sanità, finanza e industria. Comparti che, non a caso, hanno guadagnato molto bene dopo le elezioni come dimostrano le performance degli indici settoriali. In particolare finanza (+10% dal giorno del voto) e industria (+5%). Tra i fondi settoriali hanno fatto bene anche l’energia e le infrastrutture. Male invece le utilities, le telecom, i fondi legati alle commodities (ha pesato il dietrofront dell’oro), l’immobiliare e i beni di consumo discrezionali.
Restando sui fondi azionari l’Europa ha registrato modesti afflussi di capitale mentre i fondi equity emergenti hanno perso 5 miliardi. Dollaro forte e tassi in rialzo tendono a penalizzare sia i bond che le azioni dei Paesi emergenti come dimostra il crollo dell’indice Msci Em che dal giorno del voto ha perso oltre il 6 per cento. L’unica eccezione è rappresentata dalla Russia i cui fondi equity hanno registrato il maggior afflusso settimanale da quasi due anni sulla scommessa di migliori relazioni con gli Usa con l’amministrazione Trump.

Andrea Franceschi

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