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Fondi di solidarietà, primo passo falso per la nuova Cig

Due proroghe e dieci mesi in più rispetto alla scadenza originaria non sono bastati. Il 31 ottobre si avvicina e, tranne rare eccezioni, non sarà rispettato il termine per costituire i fondi bilaterali di solidarietà, strumenti che dal 2014 dovrebbero dare vita a un nuovo sistema di coperture nei settori “esclusi” dalla Cig, legati a doppio filo alla progressiva cancellazione degli ammortizzatori in deroga. Una deadline più volte rinviata: dal 18 gennaio 2013, data fissata dalla riforma Fornero (legge 92/2012), si è passati prima al 31 luglio e poi al 31 ottobre (Dl 76/2013). Ma il percorso è ancora tutto da compiere. Per vedere nascere i fondi, infatti, la legge prevede che nei settori scoperti le parti sociali debbano trovarsi attorno a un tavolo per siglare un accordo collettivo, attraverso il quale determinare il meccanismo di funzionamento del fondo. Per il momento, però, solo nel settore assicurativo e in quelli di poste e trasporto aereo e ferroviario si è adempiuto all’obbligo.
Due criticità
A frenare il decollo dei fondi due problemi, evidenziati dalle parti sociali dopo mesi di confronto: il costo dell’operazione e il rischio di dumping tra settori. Il primo è uno scoglio difficile da superare in un momento di crisi come quello attuale: il finanziamento dei fondi, infatti, è per due terzi a carico delle imprese e per un terzo dei lavoratori, a differenza della Cig in deroga, alimentata da risorse statali. Il secondo ostacolo è rappresentato dalla dimensione settoriale dei fondi bilaterali: da più parti si evidenzia come ciò comporti il rischio di creare condizioni diverse e disparità di trattamento tra un comparto e l’altro, senza contare che le barriere settoriali mal si conciliano con l’esigenza di avere una base ampia e un flusso sufficiente di risorse. Per questo Confcommercio propone «di costituire un fondo nazionale del terziario presso l’Inps, gestito dalle parti sociali, che potrebbe garantire una massa critica per abbassare i costi di aziende e lavoratori. Le organizzazioni sindacali però non sono ancora entrate nel merito dei singoli temi posti e questo ci fa dire che difficilmente si chiuderà un accordo per fine mese».
Tra le altre categorie che in questi mesi hanno avviato un percorso di avvicinamento, i professionisti sono arrivati più volte vicini all’intesa: per ora è stato varato un sistema sperimentale di prestazioni integrative al reddito dei lavoratori in difficoltà per il triennio 2013-2015 (l’ente bilaterale del settore erogherà le prestazioni su Aspi, Cig e solidarietà), mentre sarà decisa nell’ambito del rinnovo del contratto collettivo la modalità di attuazione del fondo di solidarietà, anche se «difficilmente si potrà rispettare la scadenza di fine ottobre» riferiscono da Confprofessioni.
Rush finale per gli artigiani
I più vicini all’intesa sono gli artigiani che – forti di un sistema di bilateralità consolidato – hanno sottoscritto già a fine 2012 un “lettera d’intenti” con l’impegno a percorrere la strada dell’adeguamento alle nuove regole. Il negoziato è serrato e «si trova in una fase molto avanzata – spiegano da Confartigianato -: la proposta datoriale prevede un fondo di esclusiva matrice contrattuale per tutte le imprese del settore, sopra e sotto i 15 dipendenti». Nel mondo bancario, invece, il modello di riferimento è il fondo esuberi e una delle proposte al vaglio è di aggiornarlo e abbinarlo al fondo per l’occupazione, in modo da mixare sussidi monetari e politiche attive, ma la situazione legata alla disdetta del contratto, rende improbabile il rispetto della scadenza.
Occhi puntati sul «residuale»
In ogni caso, per i “ritardatari”, la deadline è fissata al 1° gennaio 2014, quando entrerà in gioco il Governo, con l’attivazione di un fondo di solidarietà residuale valido per i settori “inadempienti” e gestito dall’Inps. Il fondo residuale – a cui ormai tutti sembrano puntare – risolverebbe il nodo delle dimensioni e cancellerebbe il rischio di dumping settoriale. Al ministero del Lavoro si stanno limando gli ultimi dettagli e, a quanto si apprende, si attende dall’Istituto di previdenza il calcolo dell’aliquota contributiva di equilibrio, inferiore rispetto a quella prevista per Cig ordinaria (almeno dell’1,90%): per il “pareggio” potrebbe essere sufficiente l’1%. Fondo residuale che debutterà dal 2014 e dovrà andare a regime entro il 2017, mentre dal 2014 al 2016 cassa integrazione e mobilità in deroga ridurranno progressivamente il proprio raggio d’azione.
Stretta sula Cig in deroga
Il giro di vite sugli ammortizzatori in deroga prevede da un lato la riduzione dei fondi disponibili: dopo aver chiuso la partita di quest’anno (in settimana dovrebbe arrivare l’iniezione di altri 300 milioni), per il 2014 sono per ora stanziati 1,1 milardi e 600 milioni sono previsti nel ddl di stabilità ora all’esame del Senato, mentre per il 2015 il budget si riduce a 700 milioni, che si abbassano a 400 per l’anno successivo. Inoltre, dal 2014 è attesa anche una stretta sui criteri di concessione dei sussidi, come previsto dal decreto interministeriale Lavoro/Economia, in fase di limatura finale. Per la Cig in deroga ci saranno tetti massimi alla durata, più stringenti rispetto alle regole attuali e ancor di più per le aziende che vi approdano dopo aver esaurito le tutele “ordinarie”. Sul fronte della mobilità in deroga, invece, si punta a svuotare l’alveo dei beneficiari, riducendo i mesi di proroga, anche se maglie più larghe dovrebbero essere mantenute al Sud.
Infine, sono introdotti termini “perentori” per la presentazione della domanda e per accelerare i tempi tra la richiesta del sussidio e l’effettivo pagamento da parte dell’Inps, il decreto prevede che le Regioni debbano pronunciarsi entro 30 giorni sulle richieste presentate dalle aziende.
I tempi di approvazione, però, non saranno brevi: il decreto interministeriale vedrà la luce dopo il parere della Conferenza Stato-Regioni, oltre che delle commissioni parlamentari, e sentite le parti sociali.

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