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Fondi di credito, benefici vincolati

L’erogazione di finanziamenti da parte di fondi d’investimento rischia di non decollare a causa della scarsa chiarezza del regime fiscale. Con il Dl 18/2016 è stata finalmente definita anche la disciplina regolamentare dell’erogazione di finanziamenti da parte di fondi di investimento italiani e di altri Stati membri dell’Unione Europea, il cui percorso era stato avviato con il Dl 91/2014 (decreto competitività). Il Dl ha costituito anche l’occasione per modificare nuovamente il Dpr 600/73, articolo 26, comma 5-bis, che dispone l’esenzione da ritenuta sugli interessi corrisposti a determinati soggetti non residenti, tra cui i fondi di credito, introducendo quale nuovo incipit «Ferme restando le disposizioni in tema di riserva di attività per l’erogazione di finanziamenti nei confronti del pubblico di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385». La modifica testimonia chiaramente la preoccupazione che la norma fiscale potesse essere intesa come una sorta di “licenza” ai fini regolamentari, finendo per legittimare l’erogazione diretta nei confronti del pubblico da parte di fondi di investimento; ai quali invece tale attività era preclusa dalla riserva di cui al Testo unico bancario.
Analoga preoccupazione sembra peraltro aver animato il legislatore nel redigere la rubrica dell’articolo 6 del Dl 3/2015 (Investment compact), che pure ha modificato il comma 5-bis dell’articolo 26, prevedendo il riferimento al finanziamento “indiretto” da parte di fondi di investimento. Il riaffermare il presidio regolamentare anche in norme fiscali introduce tuttavia elementi di incertezza che finiscono per pregiudicare la principale finalità delle norme in esame, vale a dire incentivare l’afflusso di capitali esteri verso il nostro Paese (finalità che sarebbe perseguita anche dalla norma in esame, stando alla relazione di accompagnamento al Ddl di conversione).
Per favorire la chiarezza a ciascuna norma dovrebbe, invece, essere affidata unicamente la funzione che le è propria.
La norma di esenzione fiscale ha solo una finalità: regolare il prelievo tributario, favorendo (o meno) le fattispecie ritenute meritevoli. Se l’erogazione diretta del finanziamento è preclusa a un determinato soggetto, questi non potrà porre legittimamente in essere l’operazione, indipendentemente dall’esenzione. Ma nel caso del soggetto estero che riceva interessi su finanziamenti di cui all’articolo 26, comma 5-bis senza aver violato alcuna riserva regolamentare, ad esempio perché ha acquistato il credito sul mercato secondario, non si vede perché debba essere la norma tributaria a ribadire il presidio regolamentare. La stessa relazione al Ddl di conversione, che pure affida alla modifica normativa il compito di fare maggiore chiarezza, rischia invece di sortire l’effetto opposto.
Secondo la relazione, la modifica sarebbe volta a «specificare che l’esenzione fiscale […] è subordinata al rispetto delle norme del Tub […] al fine di non creare uno svantaggio competitivo per gli operatori nazionali».
Ora, ipotizzare la verifica da parte dei finanziati del rispetto delle norme del Tub da parte dei propri finanziatori esteri significa disapplicare tout court la norma di esenzione. Nessun soggetto finanziato si assumerà, infatti, il rischio di tale verifica, in considerazione della responsabilità diretta che incombe sul sostituto d’imposta.
Anche l’obiettivo di non creare uno svantaggio competitivo per gli operatori nazionali appare poco comprensibile; perché i fondi di credito nazionali non subiscono alcuna ritenuta alla fonte sugli interessi ricevuti.
Così come formulata, la modifica normativa rischia quindi di generare incertezza sufficiente a scoraggiare definitivamente la possibilità per i fondi di credito esteri di fornire provvista a prenditori italiani. Appare quindi quanto mai auspicabile intervenire in sede di conversione per liberare l’applicazione della norma fiscale, già non sempre semplice, dalle funzioni di presidio regolamentare. Ed evitare che la normativa in materia di finanza per la crescita faccia un passo in avanti e due indietro.

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