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«I fondi del Recovery? Per spenderli subito serve cambiare regole»

Il Paese è stremato, la coesione sociale è a rischio e il dem Enzo Amendola, sottosegretario agli Affari europei, lancia appelli all’unità: «Ci vuole molto buon senso».

C’è buon senso nel bombardamento della destra sul ministro della Salute?

«Ci siamo alleati e abbiamo scelto Draghi per uscire dal tunnel del Covid. Il mio richiamo all’unità e al buon senso è nella logica della scelta che abbiamo fatto tutti insieme e che deve portarci fuori dalla pandemia».

Con 115 mila morti e 41 milioni di persone ancora da vaccinare, nel merito ha ragione Salvini?

«Ci troviamo in un terreno incerto, che ogni giorno presenta sfide nuove al mondo intero. Invece di alzare il ditino e accusarci a vicenda, sarebbe meglio lavorare insieme alla ricerca di soluzioni».

La Lega prova a spostare l’asse del governo a destra?

«Io posso dire che con Giorgetti e Garavaglia c’è forte collaborazione sui dossier comuni. Inviterei a sintonizzarsi su questo, non sui sondaggi».

Non la preoccupa il calo di fiducia per Draghi?

«No. Non ho mai avuto fascinazione per le lune di miele o per i cori di giubilo. Draghi sa che il compito che abbiamo davanti è enorme. Emergenza sanitaria, tenuta della coesione sociale e programmazione della ripresa economica sono tre capitoli di un libro complicatissimo. Io vado in ufficio in tram e sento parlare di tutt’altro, non certo di sondaggi».

Sente i discorsi di gente esasperata che vuole tornare alla vita e al lavoro?

«Sì, più siamo veloci con i vaccini e più lo saremo con le riaperture. È chiaro che vanno programmate, in parallelo con i fondi per i sostegni e l’accelerazione dei meccanismi per assorbire le risorse del Recovery».

Salvini chiede 50 miliardi di scostamento di bilancio, FI ne vuole 20 al mese…

Più saremo veloci con i vaccini e più lo saremo con le riaperture che vanno programmate in parallelo con gli aiuti

«Partiamo dalla realtà e affidiamoci alle analisi del ministro Daniele Franco. Se sono chiari gli obiettivi si troveranno anche i meccanismi per utilizzare bene le risorse. Come Pd noi pensiamo al lavoro, all’impresa e agli autonomi, capisaldi di qualsiasi decreto Sostegni».

La Ue darà il 13% dei fondi del Recovery a luglio ai Paesi che per primi presenteranno il piano. L’Italia è in ritardo e prenderà i primi soldi solo a settembre?

«Nessun Paese ha presentato ancora il Recovery, il che smentisce la campagna che andava avanti da settembre, per cui l’Italia sarebbe in ritardo. Il mio assillo in queste ore, in cui il Mef con Palazzo Chigi sta completando il Piano nazionale di ripresa e resilienza, è il dopo. Quando avremo inviato a Bruxelles il Pnrr dovremo essere veloci nello spendere, solo così la progettualità sarà forte».

Perché dovremmo essere veloci in pandemia, se non lo siamo mai stati?

«L’Italia come capacità di spendere i fondi europei è nella parte bassa della classifica. Vista la natura della crisi, i sostegni, lo scostamento e il Recovery devono essere risorse assorbite nel più breve tempo possibile, con procedure che facciano saltare i burocratismi e gli impacci».

Non sarebbe ora di correre anche sui vaccini?

«Siamo riusciti a cambiare le regole europee dell’export rendendole meno ingenue e ora sosteniamo l’aumento della produzione, che è decisivo. Il commissario Breton e il ministro Giorgetti stanno trovando anche in Italia le fabbriche che aumenteranno la produzione e Von der Leyen ha annunciato l’anticipo di 50 milioni dosi Pfizer».

Sul turismo l’Italia è destinata a essere scavalcata dagli altri Paesi europei?

«No, oggi vedrò il mio omologo greco e parleremo del certificato verde digitale per una ripresa consistente del turismo. La nostra linea è massimo coordinamento, per evitare concorrenze sleali».

Goffredo Bettini che fonda un’area del Pd e la chiama «Le Agorà», come le «agorà democratiche» di Enrico Letta, è concorrenza sleale?

«Ha ragione Letta a vedere un riflesso autoreferenziale nelle correnti di oggi, che nel Pd sono sempre esistite. Ma Bettini ha detto che la sua non è una corrente e mi auguro che tutti daremo una mano al grande lavoro del segretario».

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