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Fondi anti-spread per la Spagna

L’Eurogruppo dovrebbe approvare oggi dopo settimane di difficilissime trattative il pacchetto di aiuti alle banche spagnole, in gravissima difficoltà finanziaria. Il contratto firmato dal Governo madrileno con il fondo di stabilità europeo Efsf introduce alcuni elementi di flessibilità: prevede che il denaro messo a disposizione dai partner europei possa essere utilizzato anche per altri scopi, previo il benestare di tutti i Paesi della zona euro e un nuovo protocollo d’intesa.
La riunione dei ministri finanziari della zona euro avverrà oggi in teleconferenza. Già il 9 luglio, l’Eurogruppo, riunito a Bruxelles, aveva dato il suo «accordo politico» al memorandum che precisa una serie di misure, in alcuni casi anche molto invasive, per permettere alla Spagna di convogliare il sostegno finanziario europeo alle proprie banche. L’obiettivo dei Governi della zona euro è di mettere mano al sistema finanziario spagnolo e non solo ad alcune banche in difficoltà.
È stato appena pubblicato sul sito del Bundestag il contratto firmato dal Governo madrileno con l’Efsf, il fondo finanziario che darà i soldi alle autorità spagnole, le quali poi li trasmetteranno alle singole banche in crisi finanziaria. È interessante notare che secondo il documento (chiamato in inglese Financial assistance facility agreement) il denaro, fino a 100 miliardi di euro, può essere usato per vari scopi, e non solo per la semplice ricapitalizzazione degli istituti di credito.
Tra le altre cose – si legge nel contratto – i soldi potranno essere utilizzati per «acquisti di titoli obbligazionari sul mercato primario», per «acquisti di titoli obbligazionari sul mercato secondario», per prestiti al Governo spagnolo. Per molti versi, si tratta di una novità, se è vero che ancora in questi giorni i membri dell’Eurogruppo hanno ribadito più volte che il pacchetto spagnolo è solo bancario, nel tentativo disperato di spezzare il legame tra bilanci bancari e bilancio sovrano.
Ieri la Commissione ha voluto precisare la valenza di questa novità: «La somma che può arrivare fino a 100 miliardi di euro, e che la zona euro è pronta a dare alle banche spagnole, è valida solo per le banche spagnole e non per altri scopi», ha affermato Simon O’ Connor, portavoce del commissario agli Affari monetari Olli Rehn. «Non vi è alcun legame tra l’assistenza per la ricapitalizzazione delle banche e qualsiasi altra assistenza che la Spagna potrebbe chiedere in futuro».
Riferendosi alla stampa spagnola, O’ Connor ha aggiunto: «Gli articoli di stampa si sono basati su una interpretazione erronea del documento legale». La differenza tra la posizione della Commissione e l’interpretazione dei giornali spagnoli sta in una clausola del contratto: «Le parti – si legge – riconoscono e accettano che i termini di utilizzo dei soldi nelle diverse fattispecie potrebbero prevedere diversi compensi, livelli di compensi, condizionalità politiche e altre condizioni».
«Entro i limiti del protocollo d’intesa» e purché ci sia il benestare delle parti e dei direttori dei Tesori della zona euro, il denaro che non viene utilizzato per un determinato scopo può essere usato per altre ragioni. Ieri un diplomatico commentava la novità con il desiderio di evitare eventuali nuovi e difficili ratifiche nazionali: «Se la Spagna ha bisogno di denaro per motivi che vanno oltre le banche bisognerà immaginare un nuovo protocollo d’intesa, ma almeno i soldi saranno già stati approvati».
La novità spagnola è forse un primo passo verso uno scudo anti-spread, in qualche modo automatico, come richiesto dall’Italia? In realtà, consapevoli dei rischi che la Spagna possa avere bisogno di ulteriori aiuti europei, i Governi hanno deciso di giocare d’anticipo, inserendo le varie ipotesi fin da ora nel contratto firmato con il Governo madrileno, anche se acquisti obbligazionari richiederanno comunque un protocollo d’intesa e il denaro a disposizione dell’Efsf per la Spagna è veramente poco per un intervento credibile sui mercati finanziari.

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