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Fondi ancora in attivo: 1,4 miliardi

Quello che era un auspicio ora sta diventando qualcosa di più concreto. A settembre (e per il secondo mese consecutivo) l’industria del risparmio gestito ha tenuto la rotta, chiudendo il bilancio con i conti in attivo per 530 milioni. Non solo BTp Italia nei portafogli, dunque, ma un posto di rilievo anche per gli strumenti del gestito.
«Draghi e Monti hanno salvato il risparmio, ora c’è un problema di impiego di questo risparmio, che deve essere messo al centro della politica economica così come il settore deve mettere al centro il cliente». Così Domenico Siniscalco, presidente di Assogestioni, ha commentato i dati positivi conseguiti dall’industria. Determinante il contributo delle gestioni collettive che hanno portato in dote ben 1,6 miliardi, mentre non è andata altrettanto bene alle gestioni di portafoglio (-1,1 miliardo). Scende così a -6,5 miliardi il deficit del settore dall’inizio dell’anno. Il pareggio è ancora lontano, ma dei passi avanti sono stati fatti. Dal versante del patrimonio, le masse complessive sono arrivate a 989 miliardi con un incremento dell’1,3% rispetto ad agosto.
I fondi comuni
Lo sprint è arrivato nuovamente dai fondi obbligazionari che hanno consolidato la tendenza al rialzo con un raccolta positiva per 1,8 miliardi, un risultato che ha spinto il dato da inizio 2012 a 15,3 miliardi. Segno più pure per i flessibili (1,3 miliardi), mentre gli azionari e i prodotti di liquidità sono sempre meno presenti nei portafogli, come dimostra il passivo di 378 milioni e di 1,1 miliardi. La maggior parte dei flussi è finita nelle casse dei prodotti esteri, positivi per 1,4 miliardi, mentre gli italiani hanno archiviato settembre con 8 milioni. Da inizio anno i primi hanno incassato 13 miliardi, i secondi ne hanno persi altrettanti.
Le performance.
I rendimenti conseguiti su base annua dai fondi che investono in Borsa non bastano a renderli attraenti agli occhi dei risparmiatori. A livello di categoria gli azionari si sono rafforzati del 16,8%, con picchi del 27% per i fondi che puntano sul mercato americano e del 20% per gli internazionali, ma anche quelli orientati sull’area euro hanno spuntato il 15%, mentre per i prodotti che hanno investito sugli emergenti il guadagno è stato del 17 per cento. Insomma, a guardare le performance sembra strano che la raccolta negativa di tali prodotti da inizio anno viaggi in rosso per 6,3 miliardi. Bene anche i bilanciati con un guadagno di poco inferiore all’11%, mentre per i più gettonati obbligazionari la rivalutazione è del 7,5%. All’interno della tipologia i dati più eclatanti sono stati conseguiti dai prodotti diversificati su emergenti e corporate investment grade area euro che hanno portato a casa rispettivamente il 18 e il 10,5 per cento. Positivo, ma a una sola cifra, il rendimento delle altre sottocategorie. Tra i singoli prodotti sono quelli investiti in America che hanno registrato i risultati migliori e a guidare la classifica c’è Symphonia Azionario Usa con una crescita del 33,3%, seguito da Interfund Equity Usa (32,8%) e da Investitori America (30,4%). Ultimi posti per Alboino Re (-14,5%), Eurizon azionario Pmi Italia (-8,90) e Soprarno Global MacroA (-6,6%).
Le società
Dall’analisi dei gruppi, sono di matrice bancaria quelli che hanno spuntato i risultati migliori, vale a dire Banco Popolare e Ubi Banca che, grazie alla vendita di fondi aperti hanno incassato rispettivamente 573 e 268 milioni. Tra gli esteri spicca il dato di Invesco (301 milioni). Conti in rosso, invece, per Generali (-492 milioni) e per Bnp Paribas (-239 milioni).

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