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Fondi per 3,8 milioni di imprese ma sulle cartelle si litiga ancora

Arrivano i rimborsi per far fronte alle perdite delle chiusure dei primi mesi dell’anno culminate nel lockdown di marzo: per 3,8 milioni di imprese, partite Iva e professionisti ci sarà, entro la seconda metà di aprile, una boccata d’ossigeno, che arriverà attraverso bonifici o crediti d’imposta, per un totale di circa 11,1 miliardi. È questo il punto forte del primo decreto Draghi, che il Consiglio dei ministri si accinge a varare oggi, a sostegno dell’emergenza Covid, decreto che vale 32 miliardi. Il provvedimento arriva dopo che ieri il ministro dell’Economia Franco ha illustrato ad una cinquantina di parlamentari di maggioranza l’articolato e ha garantito che una “dote” di 500 milioni sarà a disposizione degli emendamenti dei gruppi. Resta comunque aperto il braccio di ferro sulla sanatoria delle vecchie cartelle esattoriali, che divide a metà la maggioranza tra centrodestra e centrosinistra. Come funzionerà l’algoritmo?
La condizione per accedere al dispositivo, per le 3 milioni di aziende interessate, sarà una perdita del 30 per cento nel fatturato del 2020 rispetto al 2019 (meno del 33 per cento dello scorso anno), la perdita viene divisa per 12 in modo da avere il valore medio mensile e su questo si applica una percentuale di rimborso che va dal 60 per cento al 20 per cento in funzione del fatturato d’impresa, fino ad un tetto di 10 milioni. L’ammontare massimo del ristoro è comunque di 150 mila euro. Un meccanismo simile sarà destinato a lavoratori autonomi e professionisti, circa 800 mila; costerà circa 1,5 miliardi.
Lo scontro sulle cartelle
La questione riguarda una cifra enorme, pari a 987 miliardi di crediti dello Stato nei confronti dei contribuenti che si sono cumulati tra il 2000 e il 2015 (con vecchi sistemi di esazione ancora affidati, ad esempio, alle banche). Di questi il 91 per cento sono difficilmente esigibili: il 41 per cento riguarda soggetti falliti, deceduti o nullatenenti, e il restante 50 per cento contribuenti sottoposti ad una azione cautelare- esecutiva o in autotutela, dove l’Agenzia potrà ancora proseguire le istanze di riscossione. Come operare? La Lega e Forza Italia vogliono intervenire con una cancellazione dei debito sotto i 10 mila euro, i 5Stelle (ieri la vice ministra Castelli ha invitato a «mettere da parte l’ideologia ») vogliono la cancellazione dell’intero magazzino del 91 per cento (anche le azioni cautelari-esecutive), mentre il Pd vuole evitare condoni fiscali a redditi medio alti (dunque potrebbe accettare una soglia più bassa, diciamo 5.000 euro) e Leu acconsentirebbe di intervenire solo sul magazzino veramente inesigibile, ovvero falliti, deceduti e coloro verso i quali sono stati tentante azioni cautelari ma senza più possibilità di successo. Una proposta viene da Marattin di Italia Viva: «Contrariamente alla Lega che propone un condono e a Pd e Leu che lanciano l’allarme, noi proponiamo la cancellazione del magazzino dei crediti inesigibili e un intervento con sconto o dilazione per i crediti fiscali contratti causa-Covid». Oppure non resterà che fissare la soglia molto in basso, a 3.000 euro.
Alpi e Appennini
Sembra risolto anche il problema della stagione invernale andata a rotoli a causa del Covid: arrivano 600 milioni di ristori che saranno distribuite dalle Regioni tenendo conto ad esempio dei diversi andamenti stagionali tra Alpi e Appennini.
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