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Fondazioni, via alla riforma Meno quote nelle banche

Limite di un terzo dell’attivo patrimoniale per l’esposizione nei confronti di un singolo soggetto; tetto al compenso dei presidenti delle grandi fondazioni a 240 mila euro; no all’indebitamento, salvo limitate esigenze temporanee; sì a procedure di nomina che assicurino la presenza delle donne.Sono alcuni dei paletti del protocollo d’intesa siglato dal Ministero dell’Economia con e Acri (che ieri lo ha approvato all’unanimità ). Di fatto, si tratta di un insieme di «criteri più stringenti per la gestione finanziaria e la governance» come li definisce un comunicato di via XX settembre che arriva come momento finale di un processo di autoriforma del sistema, iniziato con la carta delle fondazioni approvata il 4 aprile del 2012. Il testo verrà poi firmato dal Ministro dell’Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan, e dal Presidente dell’Acri, Giuseppe Guzzetti, dopo le necessarie delibere di adesione da parte degli organi delle 88 fondazioni, che si impegneranno a modificare i loro statuti secondo i contenuti del Protocollo. Sin da ora, peraltro, il ministero dell’Economia in qualità di autorità di vigilanza sulle fondazioni bancarie assegna all’Acri un ruolo di interlocutore nella definizione delle migliori prassi operative tra i soggetti vigilati. 
Rossella Bocciarelli pagina 39

ROMA
Limite di un terzo dell’attivo patrimoniale per l’esposizione nei confronti di un singolo soggetto; tetto al compenso dei presidenti delle grandi fondazioni a 240 mila euro; no all’indebitamento, salvo limitate esigenze temporanee; sì a procedure di nomina che assicurino la presenza delle donne.Sono alcuni dei paletti del protocollo d’intesa siglato dal Ministero dell’Economia con e Acri (che ieri lo ha approvato all’unanimità ). Di fatto, si tratta di un insieme di «criteri più stringenti per la gestione finanziaria e la governance» come li definisce un comunicato di via XX settembre che arriva come momento finale di un processo di autoriforma del sistema, iniziato con la carta delle fondazioni approvata il 4 aprile del 2012. Il testo verrà poi firmato dal Ministro dell’Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan, e dal Presidente dell’Acri, Giuseppe Guzzetti, dopo le necessarie delibere di adesione da parte degli organi delle 88 fondazioni, che si impegneranno a modificare i loro statuti secondo i contenuti del Protocollo. Sin da ora, peraltro, il ministero dell’Economia in qualità di autorità di vigilanza sulle fondazioni bancarie assegna all’Acri un ruolo di interlocutore nella definizione delle migliori prassi operative tra i soggetti vigilati. Quanto ai tempi per le dismissioni delle quote eccedenti, si tratta di tre anni per le grandi fondazioni bancarie che hanno partecipazioni in banche quotate e cinque anni per le piccole che, avendo partecipazioni in istituti non quotati, potrebbero avere più difficoltà a liquidare l’investimento.
Vediamo i dettagli del testo. Per quel che riguarda l’esigenza di diversificare il portafoglio e contenere i rischi si stabilisce, che le fondazioni non potranno detenere una quota superiore al 33 per cento del proprio patrimonio in un solo asset: la finalità è anche quella di ridurre la dipendenza del risultato di gestione da «determinati emittenti, gruppi di imprese , settori di attività e aree geografiche». Per quel che riguarda il no all’indebitamento, il testo del protocollo stabilisce che , anche in caso di temporanee esigenze di liquidità, questo non possa superare il 10 per cento del patrimonio. Si stabilisce inoltre che le fondazioni non dovranno usare contratti e strumenti finanziari derivati salvo che «per finalità di copertura o in operazioni in cui non siano presenti rischi di perdite patrimoniali».
Sul versante della guida societaria le fondazioni si impegnano, tra l’altro, ad «applicare criteri stringenti per la definizione dei corrispettivi economici dei componenti i propri organi, coerenti con la loro natura di enti senza scopo di lucro e comunque commisurati all’entità del patrimonio e delle erogazioni». In particolare «il compenso del presidente delle fondazioni con un patrimonio superiore a un miliardo di euro non potrà superare il tetto massimo di 240 mila euro. Sono previsti tetti parametrati al patrimonio per i compensi complessivamente corrisposti a tutti i membri degli organi».Dovranno essere inoltre definiti «limiti alla permanenza in carica dei membri degli organi, assicurando il periodico ricambio degli stessi» e si dovranno adottare «procedure di nomina dirette ad assicurare la presenza del genere meno rappresentato e valorizzare il possesso di competenze specialistiche che garantiscano adeguati livelli di professionalità». Infine, dovranno essere osservate regole di incompatibilità al fine di assicurare il libero e indipendente svolgimento delle funzioni degli organi» mentre l’attività andrà conformata ad un ampio principio di trasparenza, declinato in regole puntuali che assicurino adeguata diffusione delle principali decisioni alla collettività di riferimento».

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