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Fondazioni, si sblocca l’autoriforma Tre anni per perdere peso in banca

Più avvedute delle banche popolari, le Fondazioni ex bancarie tracciano l’autoriforma del sistema, senza subirla ope legis. Le modifiche, messe a punto con il Tesoro che vigila sugli enti, sono state approvate all’unanimità ieri dal consiglio dell’Acri. Riunione con il morale alto, dato il riconoscimento giunto dal ministero, che «interagisce regolarmente con l’Acri, per promuovere la diffusione delle migliori prassi operative tra i soggetti vigilati. La Carta delle Fondazioni dell’aprile 2012 è un valido esempio in questo senso». Due passaggi non scontati, per chi ricorda i danni compiuti dagli enti Mps e Carige per l’ostinazione nel mantenere il controllo delle omonime banche.

Si tratta di un check up della legge Ciampi, istitutiva delle Fondazioni 15 anni fa, e che non sempre è stata osservata alla lettera da alcune di loro. Tra qualche giorno il protocollo sarà firmato tra il presidente dell’Acri e della Cariplo Giuseppe Guzzetti e il ministro del Tesoro, Pier Carlo Padoan. Prima, diversi enti faranno avere le delibere con cui si preparano a modificare gli statuti interni, in seguito alla firma. La novità più rilevante, ma nota, è la diversificazione per cui un ente non punterà più del 33% del patrimonio «su un singolo soggetto » (quasi sempre la banca conferitaria). Chi non è in regola ha tre anni per rimediare, cinque se la banca non è quotata. Tra i grandi enti Compagnia di San Paolo dovrà limare dal 10% a circa il 6,5% di Intesa Sanpaolo, e Cariverona darà una sforbiciata al 3,46% di Unicredit che vale metà del patrimonio (ma l’ente scaligero intende “diversificare” nel contiguo Banco popolare). Più tempo, ma anche più problemi, per far scendere di peso le Fondazioni socie di piccole banche, a Ravenna, Asti, Cuneo o nel centro Italia. La gestione, poi, dovrà fare a meno di debiti «salvo temporanei e limitati per liquidità» e derivati speculativi.
Le altre novità riguardano la governance degli enti: vietate le “porte girevoli” con la politica, cariche rinnovabili per massimo due mandati, tetto di 240mila euro ai presidenti degli enti maggiori (e altri compensi parametrati), adozione di quote rosa, per ora non specificate ma che dovrebbero somigliare alla normativa nazionale, che prevede un quinto di donne nei consigli entro il primo triennio, e un terzo al rinnovo.
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