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«Fondazioni, ruolo chiave»

«Si può ipotizzare, e forse anche auspicare, che questo ruolo delle Fondazioni nel grande azionariato delle banche venga meno nel futuro, segnatamente ove si realizzasse l’auspicato incremento dei peso nel nostro mercato finanziario degli investitori istituzionali, ma nell’oggi mi pare realistico e quindi doveroso riconoscere la realtà della loro rilevanza». Giovanni Bazoli, presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo, non ha eluso uno dei temi di più stretta attualità bancaria in occasione della presentazione del volume «La Compagnia di San Paolo 1563-2013» (ieri sera a Torino, presente il presidente Sergio Chiamparino). «La presenza delle Fondazioni tra gli azionisti della banca è stata nella maggior parte dei casi, come ha sottolineato il governatore Visco, un fattore positivo di stabilità». «Il ruolo delle Fondazioni quali azionisti delle banche è oggi oggetto di una rinnovata attenzione da parte delle autorità nazionali e anche internazionali», ha aggiunto Bazoli. «È stato reaccomandato che siano evitate interferenze nella governance e nelle scelte imprenditoriali degli intermediari, che siano rispettati standard di professionalità e indipendenza degli amministratori e altresì che siano diversificati i portafogli delle Fondazioni al fine di allentare i legami, talvolta troppo stretti, con la banca di riferimento».
«Credo, peraltro – ha osservato il presidente di Intesa – che nessuno possa negare che la presenza entro la compagine azionaria di soci di riferimento, cioè di azionisti interessati alla creazione di valore nel medio-lungo periodo, configura una condizione necessaria per assicurare la sana e prudente gestione della banca. E si deve riconoscere che le Fondazioni hanno contribuito in modo determinante, negli ultimi due decenni, alla crescita e alla modernizzazione del sistema bancario italiano». A questo proposito, Bazoli, facendo riferimento «all’esperienza di Intesa Sanpaolo di cui la Compagnia è primo azionista, è giusto indicare alcuni importanti vantaggi che la presenza delle Fondazioni nel capitale delle banche ha assicurato: hanno sostenuto i processi di aggregazione e ristrutturazione del sistema bancario». Tali processi, grazie alla maggiore stabilità raggiunta e all’aumento dimensionale delle banche, hanno permesso delle stesse «di intervenire in modo decisivo, allo scoppio della crisi, a sostegno del mercato dei titoli di Stato e nel caso di Intesa quando è emersa, nella primavera 2011, la necessità di un rafforzamento patrimoniale, la disponibilità dimostrata dalle Fondazioni azioniste ha consentito di realizzare un aumento di capitale di ragguardevole importo, con una tempestività che ne ha ridotto sensibilmente il costo».

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